NC 2012-1/2 — Le trappole merceologiche: il caso del MTBE

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Nuovo Consumo, 21, (213), p. 15 (gennaio-febbraio 2012)  

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nella disperata ricerca di additivi per aumentare il numero di ottano della benzina l’industria petrolifera è sempre cascata da una trappola all’altra. La prima fu rappresentata dall’addizione alla benzina del piombo tetraetile, una sostanza ”miracolosa” scoperta nel 1922 dal chimico americano Thomas Midgley (1889-1944), una merce di enorme successo dagli anni trenta a quelli settanta del Novecento, anche se fonte di incidenti, di inquinamenti e di danni ai lavoratori e agli addetti ai distributori di benzina. Dopo anni di polemiche e nonostante le pressioni dell’industria petrolifera, l’uso del piombo tetraetile è stato vietato, a partire dagli anni settanta, in Italia e in molti altri paesi industriali. 

Al suo posto alla benzina fu addizionato un composto denominato MTBE, etere metilico-butilico-terziario, che era prodotto dall’industria petrolchimica; il suo potere antidetonante era dovuto anche alla presenza di un atomo di ossigeno, ma anche il MTBE si rivelò dannoso alla salute e ne è stato vietato l’uso. E’ stato responsabile di vistosi fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee dovuti alle perdite sul suolo di benzina addizionata con MTBE. Proprio nei mesi scorsi si è concluso un processo intentato da 150 famiglie abitanti della città di Jacksonville nel Maryland contro la società Exxon proprietaria di un deposito da cui erano fuoriusciti 150.000 litri di benzina addizionata con MTBE che avevano contaminato l’acqua di molti pozzi. I periti di ufficio, fra cui una scienziata dell’Istituto Ramazzini di Bologna che aveva condotto specifici studi sulla pericolosità del MTBE, hanno dimostrato che era pericoloso bere acqua prelevata dai pozzi in cui era arrivata tale sostanza. 

Il tribunale ha condannato la Exxon al pagamento di un miliardo e mezzo di dollari, il più alto risarcimento per danni ambientali mai decretato. Buone caratteristiche antidetonanti avrebbe anche l’alcol etilico, chiamato, alla moda, bioetanolo, se venisse addizionato alle benzine. Si tratterebbe di un additivo ecologico perché si ottiene da materie agricole e forestali rinnovabili, ma gli ambientalisti fanno notare che per produrre alcol carburante si utilizzano risorse agricole che meglio potrebbero essere impiegate per combattere la fame nel mondo. Il successo della società moderna richiede continue innovazioni tecnico-scientifiche, ma anche uno scrutinio di ciascuna per evitare futuri inconvenienti di natura economica, ecologica o sociale. Ma richiede anche una diffusione delle conoscenze merceologiche; di molte merci i produttori non dicono quello che esse contengono, come sono fatte e gli inconvenienti, quando esistono, si rivelano spesso troppo tardi.