NC 186 — Merceologia del riciclo– 2013

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Nuovo Consumo, 22, (228), p. 17 (luglio-agosto 2013)

Giorgio Nebbia  nebbia@quipo.it

I rifiuti diligentemente e ecologicamente separati dai cittadini e introdotti nelle campane della raccolta differenziata diventano merci, oggetti di commercio e di affari e sono destinati a delicati processi tecnologici al fine di diminuire la massa dei rifiuti avviati agli inceneritori e alle discariche e di ottenere nuove merci “riciclate”, con minire richiesta di materie prime tratte dalla natura o importate. Il successo delle relative operazioni, condotte da centinaia di imprese e che coinvolgono migliaia di lavoratori e un grosso giro di affari, richiede però una certa attenzione. Ciascuna delle frazioni della racconta differenziata viene dapprima ritirata da alcune imprese che effettuano una selezione per eliminare le componenti estranee.

Ciascuna frazione, abbastanza omogenea, di rifiuti (vetro, plastica, metalli, carta, eccetera) viene venduta alle industrie che trasformano la relativa materia in nuove merci mediante processi tecnici, ciascuno dei quali a sua volta, richiede materie dotate di precise caratteristiche chimiche e fisiche, merceologiche. Proprio in aprile una speciale commissione della Confindustria ha pubblicato lo studio: “Verso un uso più efficiente delle risorse” il cui testo è disponibile in Internet. Dal documento appare, per esempio, che degli oltre sei milioni di tonnellate della carta e dei cartoni raccolti in maniera differenziata in Italia ogni anno, solo cinque entrano nei processi di produzione di nuova carta e in tali processi di riciclo si formano altri rifiuti: 400 mila tonnellate all’anno costituite da fanghi di disnchiostrazione e di altro tipo, che finiscono nelle discariche o negli inceneritori.

Fra le materie più difficili da riciclare ci sono le materie plastiche; quelle in commercio sono di molti tipi diversi, ciascuna con composizione chimica e ingredienti diversi, per cui una gran parte della plastica, anche raccolta negli appositi cassonetti, finisce nelle discariche (1,6 milioni di tonnellate) o negli inceneritori spesso con effetti inquinanti dell’atmosfera. La rottamazione e il riciclo delle varie componenti dei veicoli fuori uso comporta delicati problemi tecnici ed ecologici perché le varie parti dei veicoli delle varie marche hanno composizione chimica differente; comunque, nella rottamazione, oltre il 25 % del peso del veicolo finisce in un rifiuto, detto “fluff”, costituito da una miscela di materiali metallici come ferro e alluminio, materie plastiche, gomma, vetro, fibre tessili, vernici, di difficile smaltimento.

Per farla breve: qualsiasi processo di trattamento e di riciclo dei rifiuti genera inevitabilmente altre scorie e rifiuti, argomenti di una vera e propria “Merceologia del riciclo”, le cui conoscenze consentirebbero scelte meno costose e, a loro volta, meno inquinanti, capaci di creare nuova duratura occupazione: infatti, siate certi, la massa dei rifiuti da trattare aumenterà sempre.