Leonardo Boff, “Bilancio dell’anno 2012: stiamo andando di male in peggio”

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traduzione di Antonio Lupo anlupo@alice.it

La realtà mondiale è complessa. É impossibile fare un unico bilancio. Tenterò di farne uno relativo alla macro-realtà e un altro alla micro.

Se consideriamo il modo in cui i padroni del Potere stanno affrontando la crisi sistemica del nostro tipo di civilizzazione, organizzata nello sfruttamento illimitato della natura, nell’accumulazione anch’essa illimitata e in una conseguente creazione di una doppia ingiustizia: quella sociale, con le perverse disuguaglianze a livello mondiale,  e quella ecologica, con la destrutturazione della rete della vita che garantisce la nostra sopravvivenza, e se prendiamo anche come punto di riferimento la COP 18 sul riscaldamento globale, realizzata alla fine di questo anno a Doha in Qatar, possiamo dire, senza esagezione: stiamo andando di male in peggio.

Proseguendo su questa strada, ci troveremo di fronte, e non manca molto, a un “Abisso Ecologico”. Finora non si sono prese le misure necessarie per cambiare il corso delle cose. La economia speculativa continua a proliferare , i mercati sono sempre più competitivi, che equivale a dire sempre meno regolati, e l’allarme ecologico, rappresentato nel riscaldamento globale, viene posto praticamente di lato.

A Doha è mancato solo che si desse l’estrema unzione al Trattato di  Kyoto. E per ironia nella prima pagina del documento finale, che nulla ha risolto, rimandando tutto al 2015, è scritto:”il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta e questo problema deve essere affrontato  urgentemente da tutti i paesi”. E non lo si sta affrontando. Come ai tempi di  Noé, continuiamo a mangiare, bere e apparecchiare le tavole del Titanic che sta affondando, ascoltando musica per di più. La Casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri dicendo che non è niente.

Ho due motivi per arrivare a questa conclusione realista che sembra pessimista. Voglio dire con José Saramago: ”non sono pessimista; é la reltà che é pessima; io sono realista”.

Il primo motivo è la falsa premessa che sostiene e alimenta la crisi: l’obbiettivo è la crescita materiale illimitata  (l’aumento del PIL), realizzato sulla base dell’energia fossile e con il flusso totalmente libero dei capitali, specialmente quelli speculativi. Questa premessa  è presente nei programmi di tutti i paesi, compreso quello del Brasile.

La falsità di questa premess sta nel fatto che non tiene per nulla in considerazione i limiti del sistema-Terra. Un Pianeta limitato non sopporta progetti illimitati, che non possiedono sostenibilità. Aliás, si evita la parola sostenibilità che proviene dalla scienze della vita; la vita  é non-lineare, è organizzata in reti di interdipendenza di tutti con tutti, reti che mantengono attivi i fattori che garantiscono il perpetuarsi della vita e della nostra civilizzazione. Si preferisce parlare di sviluppo sostenibile, senza tener conto che si tratta di un concetto contradditorio perchè é lineare, sempre crescente, che suppone il dominio della natura e la rottura dell’equilibrio ecosistemico.

Non si arriva ad alcun accordo sul clima perchè le potenti multinazionali del petrolio influenzano politicamente i governi e boicottano qualsiasi misura che faccia dimunuire i loro lucri e per questo non appoggiano le energie alternative. Cercano soltanto di aumentare ogni anno il PIL. Questo modello è rifiutato dai fatti: non funziona più né nei paesi centrali, come dimostra la crisi  attuale, né in quelli periferici. O si trova un altro tipo di crescita che sia essenziale per il sistema-vita, ma che per noi deve rispettare la capacità della Terra e i ritmi della natura, o incontreremo l’innominabile.

Il secondo motivo, per il quale mi sto battendo da oltre 30 anni, è più di ordine filiosofico. Esso  implica conseguenze paradigmatiche: il riscatto dell’intelligenza cordiale o emozionale per  equilibrare il potere distruttore della ragione strumentale, sequestrata da secoli dal processo produttivo accumulatore. Come ci dice il filosofo francese Patrick Viveret “ la ragione strumentale senza l’intelligenza emozionale ci può portare perfettamente alle peggiori barbarie”(Por uma sobriedade feliz, Quarteto 2012, 41); basta considerare il ridisegno dell’umanità , progettato da Himmler e che culminò nella shoah, nella eliminzioni di zingari e deficienti.

Se non incorporiamo l’intelligenzia emozionale alla ragione strumentale-analitica, non sentiremo mai il grido degli affamati, il gemito della Madre Terra, il dolore delle foreste abbattute e la devastazione  attuale della biodiversità, nell’ordine di quasi centomila specie all’anno (E.Wilson).  Con la sostenibilità deve venire la cura, il rispetto e l’amore per tutto quello che esiste e che vive. Senza questa rivoluzione della mente e del cuore andremo, si, di male in peggio.

(1) Si veda anche il libro dell’autore: Proteger a Terra-cuidar da vida: como escapar do fim do mundo, Record 2010 (Trad. Proteggere la Terra-aver cura della vita: come evitare la fine del mondo).