SM 2408 — Importanza delle coste

This entry was posted by on sabato, 18 agosto, 2012 at
Print Friendly

La Gazzetta del Mezzogiorno, 5 giugno 2003 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

Il 5 giugno di ogni anno si celebra in tutto il mondo la “giornata dell’ambiente”, un invito a ricordare e riesaminare le modificazioni che il nostro pianeta subisce ad opera delle attività umane. Le Nazioni unite (www.unep.org) hanno deciso di dedicare tale giornata, nel 2003, al problema dell’acqua, per ricordare che sul pianeta due miliardi di persone (sui sei miliardi di abitanti) soffrono — e molti muoiono — per la sua mancanza. Molte sono state le iniziative, anche in Italia, su questo tema che riguarda i rapporti con l’erosione del suolo, con la siccità, con le alluvioni.  L’acqua circola continuamente dagli oceani e dai continenti all’atmosfera e ricade sulle terre emerse generando i fiumi che trasportano nelle valli e nei mari i prodotti dell’erosione e le sostanze inquinanti trovate nel loro cammino sul suolo. L’acqua del mare, con il suo moto provocato dal vento, modifica le coste, quella preziosa zona lungo cui si affollano le popolazioni umane per cercare occasioni di lavoro e di benessere. 

Nell’anno dell’acqua 2003 ha fatto bene l’Accademia dei Lincei a dedicare la tradizionale “giornata dell’ambiente”, all’esame della situazione delle “aree costiere”, dopo aver rivolto la sua attenzione, solo per citare gli anni recenti, ad “economia e ecologia” (nel 2000), al “dissesto idrogeologico” nel 2001 e agli “ecosistemi urbani”, nel 2002. Ciascuno di questi incontri ha prodotto dei preziosi volumi, troppo poco letti, a mio parere, e che meriterebbero di essere presenti (e studiati) negli uffici dei responsabili di amministrazioni e imprese che hanno a che fare con l’ambiente. 

Le aree costiere, in Italia, hanno una lunghezza di ottomila chilometri, nella penisola continentale e nelle isole: circa metà di coste alte, rocciose e circa metà spiagge sabbiose, coste intensamente antropizzate da città, fabbriche, centrali termoelettriche, porti e insediamenti turistici e coste ancora in parte selvagge e “naturali”. La costa, l’interfaccia fra mare e terra, è uno dei più straordinari ecosistemi: punto di incontro fra le acque dolci dei fiumi e del sottosuolo e l’acqua salina del mare, possiede, nelle sue rocce e spiagge e dune, una ricca, spesso quasi invisibile, vita di vegetali e animali. 

Le spiagge, in particolare, sono “esseri” in continuo movimento; la sabbia è portata dai fiumi, ma spesso le opere di escavazione per trarne inerti per le costruzioni, fanno diminuire l’apporto fino al mare delle materie solide che assicurano l’equilibrio costiero. Le coste sono lambite da continue correnti di acqua di mare, in genere parallele alla costa, e dalle onde che spostano continuamente le sabbie e ghiaie. Se lungo le coste sono costruiti porti o insediamenti turistici, la sabbia incontra ostacoli nel suo moto verso la terraferma e alcune spiagge si allungano e altre arretrano in maniera preoccupante. Fenomeni di erosione costiera si verificano quasi dovunque: dalla Toscana, in maniera gravissima a Marina di Carrara e di Massa, lungo le coste laziali e quelle campane. Un arretramento delle coste si ha in Basilicata alle foci del Bradano e del Basento, e poi in Puglia alla foce dell’Ofanto, nelle Marche, lungo la ricca riviera, affollata di  turismo che va da Pesaro a Venezia. La Legambiente ha calcolato che la perdita per erosione di un metro quadrato di spiaggia comporta un “costo” di mille euro, per guadagni perduti e per tentativi di protezione e intervento: sbarramenti, scogliere superficiali e sotto il livello del mare, che hanno in genere poco effetto e anzi spesso spostano l’erosione da un posto all’altro. 

Purtroppo, in un paese con alta densità di popolazione e poco spazio disponibile come l’Italia, sulle coste aumenta continuamente la pressione umana; le spiagge sono assaltate da attività turistiche che badano sempre meno alla bellezza e al carattere “naturale” e chiedono alberghi, locali notturni, stabilimenti balneari, porti turistici, addirittura piscine in riva al mare. Fino a pochi anni fa, e da secoli, le coste “appartenevano” allo stato che ne consentiva, nel bene e nel mare, l’uso da parte dei privati. Col trasferimento del demanio marittimo dagli organi centrali dello stato alle regioni e ai comuni, la domanda di “concessioni” si è fatta sempre più pressante e arrogante. E’ giusto che le coste offrano occasioni di riposo e di svago e di lavoro per tanti italiani, ma troppo spesso gli interventi sulle coste, specialmente su quelle sabbiose, provocano la distruzione delle dune e della loro preziosa vegetazione e vita, che sono invece le vere difese predisposte dalla natura contro l’erosione. 

Per una più rispettosa utilizzazione delle coste forse occorre una maggiore conoscenza della loro importanza, ecologica e umana: penso ad un libretto di informazione popolare proprio sull’”interfaccia” fra mare e terra per aiutare soprattutto i ragazzi a riconoscere la bellezza, spesso silenziosa e poco vistosa, delle coste e per far capire che è possibile trarne benefici economici senza distruggerne il valore di beni naturali collettivi.