Guido Rossi, “Vittorio Villavecchia (1859-1937)”

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Persone della Merceologia e della Chimica. 

Per anni quando in un laboratorio universitario di Merceologia si diceva “Guarda sul Villavechia”, la risposta era: “Il Dizionario o la chimica analitica ?”. Vittorio Villavecchia — di cui viene qui il riprodotto il necrologio tratto dalla collezione di biografie di chimici italiani raccolte dal prof. Gianfranco Scorrano dell’Università di Padova nel sito: http://www.chimica.unipd.it/gianfranco.scorrano/pubblica/la_chimica_italiana.pdf — fu di fatto il fondatore della Merceologia in Italia e fu autore, fra molte altre opere, del “Dizionario di Merceologia e Chimica applicata”, pubblicato da Hoepli in varie edizioni fra il 1896 e il 1935 (l’ultima in quattro volumi) e del ”Trattato di chimica analitica applicata” che ebbe tre edizioni.

Il monumentale “Dizionario di Merceologia” contiene diecine di migliaia di voci con notizie statistiche, geografiche, industriali e commerciali, scritte in buona lingua italiana, ricche di osservazioni e curiosità, accompagnate da indici eccezionalmente accurati. Del prezioso “Dizionario” si trova ancora in antiquariato qualche copia che figurerebbe bene anche in una biblioteca oggi. Il tono del necrologio e l’enfasi alla adesione di Villavecchia al fascismo risentono del clima degli anni tempestosi attraversati da una generazione di chimici e scienziati italiani. La figlia Maria Villavecchia Bellonci fu apprezzata scrittrice e fondatrice del Premio Strega. http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Bellonci (g.n.) 

Guido Rossi

La morte del professore G. Vittorio Villavecchia, avvenuta in Roma il 29 maggio di quest’anno 1937, ha tolto al Paese uno scienziato insigne, un maestro autorevole e venerato, un cittadino operoso. 

Gerolamo Vittorio Villavecchia era nato il 28 maggio 1859 ad Alessandria da antica nobile famiglia piemontese. Compiuti gli studi secondari, si recò a studiare chimica al Politecnico di Zurigo ove conseguì il diploma in chimica tecnologica; tornato in Italia, venne a completare la sua preparazione scientifica all’Università di Roma, sotto la guida dell’illustre Cannizzaro, ottenendovi la laurea in chimica. 

Nel gennaio 1886 fu nominato assistente nella Stazione agraria di Roma, ove però rimase soltanto per pochi mesi, perché essendo stato istituito ed avendo cominciato a funzionare col 1° luglio dello stesso anno il Laboratorio chimico centrale delle Gabelle, la cui fondazione e direzione era stata affidata al Cannizzaro, questi chiamò appunto, insieme al Nasini, il Villavecchia a coadiuvarlo nell’organizzazione del nuovo Laboratorio. L’opera efficace e fattiva di organizzazione svolta in questo primo periodo è documentata dal volume pubblicato nel 1890: Nasini e Villavecchia, “Relazione sulle analisi e sulle ricerche eseguite durante il triennio 1886-89 nel Laboratorio chimico centrale delle Gabelle diretto da Stanislao Cannizzaro». 

Ben presto, lasciato dal Cannizzaro l’incarico della direzione del Laboratorio, e avendo il Nasini rinunziato ad occuparsene per dedicarsi tutto all’insegnamento, il Villavecchia fu designato a dirigerlo, dapprima sotto la qualifica di direttore di dogana, poi, quando nel 1896 fu creato un ruolo apposito di chimici, col titolo di Direttore dei Laboratori chimici delle Gabelle; e per oltre 40 anni dedicò all’istituzione, che può dirsi da Lui creata, tutta la sua opera attiva ed intelligente, facendola assurgere ad importanza e a prestigio sempre maggiori, così da sostenere onorevolmente ogni confronto con Istituti esteri dello stesso genere. 

Ad integrare l’opera del Laboratorio centrale, di mano in mano che l’incremento dei commerci lo richiedeva, sorsero ben presto i laboratori compartimentali; già appena un anno dopo il centrale, nel 1887, quello di Genova; successivamente in pochi anni, ad iniziativa del Villavecchia, quelli di Livorno (1895), di Venezia (1896), di Milano (1901), di Napoli (istituito nel 1901 ma entrato in funzione nel 1904), di Ancona, Bologna, Torino, Verona (1903); in quest’epoca fu pure istituito a Milano uno speciale Laboratorio adibito alla preparazione e fornitura dei denaturanti per gli spiriti destinati ad usi industriali. Tutti questi Laboratori vennero così a costituire un complesso organico, che dall’unità di direzione e di indirizzo scientifico-tecnico trasse la massima efficienza. 

Si pensi che per adeguare i Laboratori chimici delle Gabelle (denominazione più tardi cambiata in quella di Laboratori chimici delle Dogane e delle Imposte Indirette) a quella che doveva essere la loro principale funzione, di tutelare cioè gl’interessi dell’Erario nei riguardi sia della importazione e dell’esportazione delle svariatissime merci soggette a dazi doganali, sia della produzione interna di quelle sottoposte ad imposte di fabbricazione o simili, occorreva vagliare e spesso creare ed elaborare i metodi analitici, onde renderli adatti ai particolari fini doganali e fiscali. 

Ed occorse pure formare un corpo di chimici che, iniziato col ristretto nucleo dei primi validi collaboratori del Villavecchia, divenne poi sempre più numeroso, e che si andò di mano in mano specializzando, così da essere in grado di studiare e risolvere, con fondamenti esatti e scientifici, le svariate e complesse questioni sottoposte ai Laboratori non soltanto dall’Amministrazione doganale ma anche da altri diversi Enti statali. 

Per adempiere degnamente a sì complesse e svariate funzioni, era necessario anche un adeguato materiale scientifico e tecnico, e di questo i Laboratori e specialmente il centrale si arricchirono sempre maggiormente per l’illuminata iniziativa del prof. Villavecchia, volonterosamente assecondato dall’interessamento del Ministero delle Finanze. Particolari amorevoli cure egli dedicò sempre alla biblioteca, che divenne presto fra le più complete del genere, e al museo merceologico del laboratorio centrale nel quale fece raccogliere ordinatamente numerosissimi campioni delle merci più svariate; l’una e l’altro di validissimo essenziale aiuto negli studi e nelle ricerche analitiche e tecniche. 

L’attaccamento del prof. Villavecchia all’istituzione che Egli aveva portata a sì alta importanza, lo indusse a conservarne la direzione, dando allo Stato sempre tutta l’opera sua, e non ascoltando gli allettamenti che, per la sua fama nel campo scientifico e tecnico, potevano venirgli a dedicare la sua attività con maggior frutto ad imprese private. Cittadino integro e devoto alla Patria, aderì fervidamente al Fascismo, che rappresentava la piena realizzazione del suo concetto dello Stato, simbolo e somma di tutte le energie nazionali. Fin dall’epoca delle nostre prime imprese coloniali, allora da molti avversate, Egli fu convinto fautore della nostra espansione coloniale, e portò validi contributi allo studio e alla conoscenza dei prodotti delle colonie. 

Il prof. Villavecchia fu, come è universalmente noto, tra i primi ed il più illustre cultore in Italia della merceologia; fin dai primi anni della sua carriera vinse il concorso alla cattedra di chimica e merceologia della Scuola Superiore di Commercio di Bari, ma vi rinunziò rimanendo a Roma, ove ebbe poi l’incarico dell’insegnamento nell’Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali. Dalla cattedra di Roma insegnò e diffuse per lunghi anni la merceologia, intesa come studio complesso delle merci sotto tutti gli aspetti che possono giovare alla loro completa e pratica conoscenza; e presso l’Istituto superiore stesso organizzò anche, e lungamente ed efficacemente diresse, il Corso speciale di merceologia, per gli Ufficiali di commissariato delle Forze armate e durante un certo periodo anche pei funzionari delle dogane. 

Nel 1906 fu, quale Segretario generale del Comitato, tra i più validi organizzatori del VI Congresso internazionale di Chimica applicata, che richiamò a Roma alcune migliaia di studiosi di tutti i paesi del mondo, e il cui esito brillante oltre ogni previsione restò documentato dalla pubblicazione dapprima di un bollettino quotidiano e poi dagli Atti raccolti in sette ponderosi volumi. 

La notorietà e la competenza del Villavecchia gli valsero innumerevoli incarichi speciali e numerose missioni anche all’estero, che sempre seppe assolvere coi più efficaci risultati.Durante la grande guerra gli fu affidata la carica di Direttore Generale dei Servizi chimici di guerra, ai quali si dedicò con fervore e con incomparabile attività; fu poi fra gli animatori della Commissione per le Industrie Chimiche, che per lunghi anni seguì l’andamento e i progressi di queste industrie in Italia. 

Le pubblicazioni scientifiche del prof. Villavecchia sono varie e di alto interesse, e sono ben note a tutti i cultori degli studi chimico-merceologici.  Negli «Annali del Laboratorio chimico centrale delle Gabelle», pubblicati in 7 volumi fra il 1891 e il 1914, raccolse, insieme alle notizie e ai dati statistici sullo sviluppo dei Laboratori da Lui diretti, numerose memorie originali nelle quali sono esposti i risultati degli studi e delle ricerche compiute nei laboratori stessi da lui e dai suoi chimici. 

Fra le ricerche particolarmente da Lui effettuate, spesso in collaborazione con altri, e pubblicate sugli Annali e altrove, basterà ricordare quelle «Sul rendimento degli zuccheri greggi alla raffinazione» (1888), «Sull’analisi chimica dei filati e tessuti» (1891), «Sugli olii minerali lubrificanti adoperati in Italia» (1891), «Sul peso normale pei saccarimetri» (1893), «Sopra alcune sostanze che si ricavano dall’olio di sesamo e sulla relazione che esse hanno con la reazione cromatica caratteristica di quest’olio» (1897), «Sull’analisi dei prodotti zuccherati» (1906), «Sulla composizione dei prodotti di salumeria italiani e sull’eventuale presenza in essi di acido borico» (1912), «Sulla determinazione quantitativa del cotone, della lana e della seta nei tessuti misti» (1912), «Sulle terre e sulle acque della Tripolitania settentrionale» (1914). 

E’ da ricordare che le ricerche citate sull’olio di sesamo, compiute insieme al prof. Fabris, portarono a dare alla reazione caratteristica di quest’olio la forma, la semplicità e la sensibilità che la fecero dappertutto adottare nella pratica. 

Ma oltre e più che le ricerche originali, vanno particolarmente ricordate la raccolta delle Sue lezioni, il libro «Merceologia» pubblicato nel 1934-35 insieme al prof. Serao, e sopratutto le due opere universalmente note: il «Dizionario di merceologia e di chimica applicata», che si può considerare classico per questa materia, e che dalla prima edizione dei 1896 giunse, sempre più denso di notizie raccolte e vagliate con meticolosa cura e sempre aggiornato con ogni scrupolo, alla quinta edizione completata nel 1931; ed il «Trattato di chimica analitica applicata», che traendo origine da una prima raccolta di metodi di analisi comparsa nel vol. V (1904) degli Annali del Laboratorio centrale, ebbe poi tre edizioni, nel 1916, nel 1920 e la terza completata quest’anno, e alla quale il Villavecchia aveva dedicato fino all’ultimo le sue amorose cure. I metodi esposti nel Trattato sono in molta parte apprezzati e seguiti anche in altri Laboratori oltre che in quelli delle Dogane, e l’importanza di esso è riconosciuta anche all’estero, come è dimostrato dalle traduzioni che ne furono fatte in francese, inglese e spagnolo. 

Fino a pochi mesi or sono, l’illustre scomparso appariva, malgrado la tarda età, sempre vigoroso e pieno di attività; si dedicava con passione al completamento della terza edizione del Suo trattato, e si interessava come in passato alle novità e ai progressi della scienza e della tecnica. Nello scorso inverno la Sua salute apparve scossa e destò preoccupazioni nei familiari, che amorosamente lo assistevano; ma le Sue condizioni non lasciavano prevedere così prossima la fine. 

La Sua dipartita ha lasciato nel lutto la Famiglia, nella quale aveva sempre concentrato tutti i Suoi affetti, ed ha dolorosamente colpito quanti lo conoscevano e lo apprezzavano; ma la Sua memoria rimarrà imperitura e venerata, come quella di un cittadino integerrimo, di un valoroso scienziato, di un illustre Maestro.