Fondazione Micheletti

Giorgio Nebbia

Professore emerito di Merceologia, Università di Bari

 

SM 2850 -- acqua dolce dal mare -- 2007



 

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, domenica 17 giugno 2007

 

  

L’acqua, il più importante di tutti i beni naturali per la vita degli esseri umani, è essenziale come bevanda, per la cottura e la trasformazione degli alimenti, per la crescita della vegetazione e degli animali da carne, e occorre poi per l’igiene domestica, per le industrie. L’acqua “utile” deve possedere precise caratteristiche merceologiche, deve avere un contenuto di sali non troppo elevato (da trenta a cinquanta volte di meno di quelli dell’acqua di mare), non deve contenere particolari elementi dannosi in quantità superiori a limiti ben precisi, tanto che di tutta l’acqua presente sul pianeta appena un milionesimo è utile a fini umani, e solo una frazione ancora più piccola è utile per l’alimentazione e l’igiene. L’acqua “sembra” una risorsa rinnovabile, perché è sempre ritorna sempre con le piogge, ma la quantità di acqua dolce utile e “buona”, disponibile sul pianeta, diminuisce ogni anno per i mutamenti climatici e perché l’acqua dei fiumi e dei laghi e del sottosuolo viene contaminata da rifiuti e sostanze tossiche. Il risultato di tutto questo è “la sete” per miliardi di persone; per far fronte a questo flagello si possono costruire laghi artificiali o si possono depurare le acque inquinate o si può “fabbricare” acqua potabile e utile togliendo i sali dall’acqua di mare o dalle acque salmastre non utilizzabili.

 

Negli anni dal 1955 al 1980 sono stati sperimentati e collaudati diecine di processi e impianti in tutto il mondo. L’attenzione per la dissalazione si è attenuata nei venti anni successivi ed è ricominciata in questi ultimi anni davanti alla crescente scarsità di acqua dovuta all’aumento della popolazione, al miglioramento delle condizioni di vista di molti paesi e alle modificazioni dei cicli naturali delle acque dovuti ai mutamenti climatici. Per farla breve: oggi nel mondo sono in funzione circa 12.000 impianti di dissalazione che “fabbricano”, ricavano, ogni anno, dal mare e dalle acque salmastre, dieci miliardi di metri cubi di acqua dissalata, quaranta volte la quantità di acqua che l’Acquedotto pugliese “vende” in Puglia, più di tutta l’acqua che viene resa disponibile alle famiglie in Italia.

 

Per la dissalazione vengono utilizzati principalmente due processi: quello di distillazione che richiede calore e quello di osmosi inversa che richiede elettricità. Gli impianti di dissalazione sono installati nelle zone povere di acqua, dalle isole turistiche, alle coste del Golfo Persico o degli Stati Uniti, presso molte industrie.

 

E in Italia ? Nonostante diecine di dibattiti e di conferenze, in cui sono stati attivi da trent’anni anche gli studiosi dell’Università di Bari, in Italia la dissalazione ha fatto pochissimi passi; un grande impianto costruito in Sardegna negli anni settanta fu smantellato dopo pochi anni; solo pochi mesi fa è stato costruito a Porto Empedocle, in Sicilia, un dissalatore capace di produrre 3 milioni di metri cubi di acqua dolce all’anno, che si aggiunge a pochi altri a Gela e nelle isole minori. In tutto, fra acquedotti urbani e industrie, l’acqua dolce prodotta dal mare in Italia ammonta a pochi milioni di metri cubi all’anno.

 

La produzione di acqua potabile dal mare per dissalazione ha molti nemici. Il ritornello che si sente sempre ripetere è che l’acqua dissalata “costa troppo”; il costo aziendale della merce “acqua dissalata” è superiore (circa 2-3 euro al metro cubo) al “prezzo” dell’acqua distribuita dagli acquedotti (circa un euro al metro cubo), ma è molto inferiore al prezzo dell’acqua in bottiglia (oltre 200 euro al metro cubo). Però il prezzo dell’acqua del rubinetto non ha niente a che vedere con il vero costo perché utilizza invasi, condotte e impianti che sono stati pagati dallo stato molti anni fa. E se si vuole aumentare l’acqua disponibile dalle fonti tradizionali oggi occorre costruire laghi artificiali e impianti di depurazione e condotte, attraversare valli e montagne; qualcuno aveva addirittura proposto di costruire delle condotte per trasportare in Puglia l’acqua dall’Abruzzo o dall’Albania e tutto questo costa ben di più dei dissalatori.

 

I critici della dissalazione sostengono che la fabbricazione di acqua dolce dal mare richiede energia e contribuisce all’effetto serra, ma nessuno dice che i quattro gruppi della centrale termoelettrica di Cerano, vicino Brindisi, “buttano via” ogni anno nel mare calore di rifiuto in una quantità così grande che sarebbe sufficiente a produrre per distillazione, ogni anno, 100 milioni di metri cubi di acqua potabile, “acqua nuova”, a differenza di quella che la Puglia oggi riceve togliendola ad altre regioni come la Campania, la Basilicata, il Molise. Abbastanza curiosamente anche fra gli ambientalisti, fra coloro a cui dovrebbe stare a cuore la guerra alla sete, qualcuno sostiene che il prelevamento dell’acqua marina da avviare agli impianti di dissalazione uccide alcune specie marine e altera gli ecosistemi

 

Inoltre gli impianti di dissalazione possono essere costruiti nelle stesse zone in cui è richiesta l’acqua, vicino al mare, che sono poi le zone più lontane delle sorgenti e dalle montagne, che non richiedono quindi lunghi acquedotti, e l’Italia ha ottomila chilometri di coste abitate da molti milioni di persone. E’ ovvio che, producendo acqua dolce pregiata, la dissalazione dovrebbe essere accompagnata dalla disponibilità di reti di distribuzione che non perdano tutta l’acqua che si sta perdendo oggi in Italia, in Puglia.

 

Nei vari programmi di sviluppo della Puglia si legge talvolta che la regione “sta considerando” il ricorso alla dissalazione,”prevede” due impianti di dissalazione, in un programma al 2008 sono previsti quattro impianti di dissalazione con una produzione di 200.000 metri cubi al secondo (proprio così; si tratta di un evidente errore di stampa). E intanto avanza lo spettro della mancanza di acqua potabile, si annuncia un’estate calda, gli altri paesi del mondo corrono e noi, a trent’anni di distanza, siamo ancora fermi all’“eventuale realizzazione” di impianti di dissalazione, forse a Manfredonia, forse a Brindisi, e tante città, tanti nostri concittadini, pur circondati --- come il vecchio marinaio della poesia di Coleridge --- da acqua, acqua dovunque, non hanno una goccia da bere. Sveglia Puglia !