SM 3477 — Crescita, picco e declino delle merci — 2012

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In: Pier Paolo Poggio e Marino Ruzzenenti (a cura di), ”Il caso italiano: Industria, Chimica, Ambiente”, Milano, Jaca Book, 2012, p. 411-421

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

1. La crescita o il declino degli affari e dell’economia di una impresa o di un paese, o dell’intera comunità mondiale, dipende dalla crescita o dal declino della produzione e dei consumi di beni materiali. Ogni unità monetaria dell’economia è, infatti, direttamente o indirettamente legata alla produzione e all’uso di merci e servizi; a loro volta i servizi — informazione o salute, istruzione o abitazione, benessere e felicità — sono legati alla disponibilità di beni materiali. Non è possibile conservare una buona salute se non si hanno acqua e energia sufficienti, ospedali con le loro attrezzature, se non si ha cibo sufficiente. Non è possibile avere una vita dignitosa se non si ha una abitazione che a sua volta è fatta di cemento o legno ed è raggiungibile con mezzi di trasporto e attraverso strade; non si può ottenere una istruzione se non si ha una lavagna e un banco di legno, non sin possono curare le malattie se non c’è un ospedale con i suoi letti, e così via.

Qualsiasi attività economica è basata sull’estrazione di risorse fisiche dai corpi naturali, sulla loro trasformazione in oggetti utili che chiamerò “merci” e nella loro circolazione fra le persone impropriamente chiamati consumatori, perché in realtà non consumano gli oggetti acquistati ma li trasformano, in un tempo più o meno breve, in scorie e rifiuti che ritornano nei corpi riceventi naturali. Il processo, a ben guardare (e non potrebbe essere altrimenti) è del tutto simile a quelli che stanno alla base dalla vita nei grandi cicli naturali produttori-consumatori-decompositori. La maggior parte dei fenomeni economici si manifesta con la crescita, il raggiungimento di un picco e il declino della produzione delle merci, espressa come massa o numero per unità di tempo; in maniera analoga a quanto avviene nelle popolazioni di esseri viventi (1)-(11).

La forma di base della crescita di una popolazione di merci — può trattarsi di merci estratte dalla natura come materie prime, o di merci prodotte dall’agricoltura o con processi industriali — in un territorio o con risorse limitate segue in genere una equazione logistica con un termine che frena la crescita a mano a mano che aumenta la popolazione della merce in esame (12). Talvolta la crescita di una popolazione di merci può essere bruscamente accelerata da incentivi fiscali che, per esempio, ne fanno diminuire il prezzo, o può essere frenata da modificazioni del mercato, anche questo fenomeno con note analogie biologiche (9)(13). In genere una popolazione di merci, all’avvicinarsi del picco, comincia a mostrare turbolenza e oscillazioni “caotiche”. Un esempio è offerto dal numero di autoveicoli nelle strade urbane che hanno superficie e capacità ricettiva limitate.

Da questo momento comincia il declino dovuto a vari fattori: (a) impoverimento o esaurimento delle riserve inevitabilmente limitate delle materie estratte dalla natura: è il caso più noto e frequente e più studiato; (b) esaurimento della fertilità del suolo; continuando a coltivare un terreno lo si impoverisce delle sostanze nutritive e anche l’aggiunta di crescenti quantità di concimi porta presto alla diminuzione dei raccolti; (c) introduzione di processi che producono la stessa merce con minori consumi di materie prime, energia o denaro; (d) concorrenza di merci che soddisfano gli stessi bisogni ma costano meno o sono più comode: più merci o processi possono farsi concorrenza; l’ultimo”invasore” prevale sui precedenti; più merci o processi si fanno concorrenza; l’ultimo “invasore” elimina merci o processi precedenti e convive con altri (14); (e) dopo che una merce ha raggiunto il picco, il declino può essere evitato con temporanee operazioni di accanimento terapeutico mediante sovvenzioni pubbliche; (f) saturazione della soddisfazione dei “consumatori”, cioè del mercato, ma anche dello spazio disponibile; (g) scoperta che una merce è dannosa o non idonea o inquinante, nel qual caso il suo uso e la sua produzione sono vietati da una autorità o dal comune sentire.

2. Il ciclo crescita-picco-declino può svolgersi in un singolo paese o nell’intero pianeta; può essere modificato (accelerato o rallentato) da interventi politici e fiscali (accanimento terapeutico contro il declino), in generale di limitato e poco duraturo effetto (protezionismo nelle autarchie). In questa breve esposizione saranno esaminati alcuni esempi di ciascuna di queste condizioni, a sostegno della tesi della ineluttabilità del ciclo di crescita-picco-declino. Non mi risulta che esistano prove contrarie, se si eccettua quello della crescita del denaro che è un’entità extranaturale e immateriale con funzioni solo di accompagnatore del flusso delle merci.

(a) Il declino della produzione di una merce dipende dall’impoverimento delle riserve inevitabilmente limitate delle materie estratte dalla natura. E’ il caso più frequente e più studiato. Il fenomeno può verificarsi su scala locale (nel qual caso riguarda l’economia e l’occupazione di singole regioni, o su scala planetaria). Petrolio; Gas naturale; Zolfo in Sicilia; Zolfo Frasch negli Stati Uniti; Zolfo Frasch in Polonia; Rame ad alto titolo nel Cile; Fosfati nelle isole, opceaniche di Nauru e di Natale; Acido borico dai soffioni di Larderello (15). I casi di picco e declino sono numerosi (16)

(b) Esaurimento della fertilità del suolo. Pratica ebraica di “lasciar riposare il suolo” senza coltivarlo ogni sette anni; “Legge del minimo” di Justus Liebig; le rese diminuiscono se manca anche solo uno degli elementi nutritivi; Yucatan ai tempi dei Maya; Dust bowl negli anni venti negli Stati Uniti

(c) Introduzione di processi che producono la stessa merce con minori consumi di materie prime, energia o denaro o con minori inquinamenti. In questi casi in genere l’uso del primo processo o la produzione della prima merce, dopo aver raggiunto il picco, scompare; spesso il secondo processo o merce, a sua volta, subisce la concorrenza di un altro processo o merce e così via. L’analisi va riferita alla quantità di merce prodotta con ciascun processo per unità di tempo. Acciaio Martin contro processo Bessemer Acciaio a ossigeno o da rottami contro acciaio Martin Acciaio al forno elettrico da rottami contro acciaio a ciclo integrale Carbonato sodico Solvay contro processo Leblanc. Il carbonato di sodio, importante materia prima per la produzione del vetro, dei detersivi, eccetera; per tutta la prima metà dell’Ottocento l’unico processo di fabbricazione era quello Leblanc, che lasciava grandi quantità di sottoprodotti inquinanti come acido cloridrico e solfuro di calcio. A partire dalla metà dell’Ottocento tale processo è stato rapidamente soppiantato, fino alla sua totale scomparsa oggi, dal processo Solvay, molto più razionale. Indaco naturale e indaco sintetico L’indaco sintetico ha sostituito del tutto l’indaco naturale (provocando una grave crisi economica e sociale in India, crisi che ha portato ai movimenti di indipendenza dall’Inghilterra). Acido nitrico all’arco elettrico contro nitrato del Cile Calciocianammide (piccola sopravvivenza) Ammoniaca sintetica contro nitrato del Cile e nitrati all’arco elettrico. Produzione di zolfo: produzione dalle piriti e da altri processi contro lo zolfo siciliano; estrazione dal sottosuolo col processo Frasch contro lo zolfo siciliano e quello da piriti; recupero di zolfo dalla depurazione degli idrocarburi. Riscaldamento domestico: con legna, poi con carbone poi con olio combustibile, poi con gasolio, poi con metano

(d) Concorrenza di merci che soddisfano gli stessi bisogni ma costano meno o sono più comode: la nuova merce può coesistere con la prima. Sapone e detergenti sintetici. Fino alla prima metà del Novecento l’unico detergente era rappresentato dal sapone: l’invenzione dei detergenti sintetici ha portato via al sapone il mercato del lavaggio dei tessuti, lasciando al sapone il mercato dell’uso per la pulizia personale (17). Zucchero di canna e zucchero di barbabietola Burro e margarina. Gomma naturale e gomma sintetica Automobili a benzina e automobili a gasolio Illuminazione: Cherosene contro olio di balena; gas illuminante contro cherosene; elettricità contro illuminazione a gas;  carta contro pergamena; transistor contro valvole termoioniche; computers contro macchine per scrivere; penne a sfera contro penne stilografiche e pennini. In Italia l’olio di semi ha cominciato a fare concorrenza all’olio di oliva, che occupava praticamente tutto il mercato fino a circa gli anni cinquanta del Novecento, e ora le due popolazioni dell’olio di oliva e dell’olio di semi si spartiscono, più o meno a metà, il mercato italiano (18). Produzione italiana di glutammato monosodico (19). Fibre tessili. Le fibre naturali (cotone e lana), hanno subito una debole concorrenza da parte delle fibre artificiali (cellulosiche, come il raion) e una forte concorrenza da parte delle fibre sintetiche che si spartiscono oggi, su scala mondiale, circa a metà il mercato delle fibre tessili. Le fibre sintetiche non hanno soppiantato cotone e lana, ma hanno soppiantato quasi completamente canapa (20) e lino. Carburanti per autoveicoli. La diminuzione degli effetti inquinanti dei motori a benzina e di quelli diesel (effetti che avrebbero potuto rallentare la crescita della popolazione di automobili agendo come forme di “intossicazione” del mercato) è stata ottenuta con leggi che modificano la qualità dei carburanti, o con incentivi fiscali. Talvolta più merci si contendono lo stesso mercato: è il caso del carbone, del petrolio e del gas naturale che si contendono il mercato mondiale dei combustibili fossili.

(e) Dopo che una merce ha raggiunto il picco, il declino può essere evitato con temporanee operazioni di accanimento terapeutico mediante sovvenzioni pubbliche. Una alternativa è la rapida crescita della produzione di merci “drogate”, cioè prodotte con incentivi pubblici, cessati i quali la produzione declina rapidamente o scompare. Zolfo siciliano tenuto in vita durante l’autarchia fascista Zucchero. La canna da zucchero è stata la prima materia naturale usata per la produzione dello zucchero; la produzione di zucchero da barbabietola è cominciata nei primi anni dell’Ottocento come soluzione autarchica europea “contro” lo zucchero “coloniale”. Lo zucchero di barbabietola si è comportato quindi come un invasore, peraltro abbastanza debole, del mercato occupato dallo zucchero di canna. Oggi lo zucchero di canna e di barbabietola convivono, sia pure con forte prevalenza dello zucchero di canna. La faticosa sopravvivenza dello zucchero di barbabietola ha richiesto interventi protezionistici a cominciare dal periodo Napoleonico. Secondo una analogia biologica è come se la popolazione più debole fosse rifornita artificialmente di cibo per farla sopravvivere, col che viene anche artificialmente rallentata la crescita della popolazione della merce più forte. Produzione di carbone Sulcis Coltivazione italiana di piante da semi oleosi (soia, girasole), scomparsa quando sono cessati i contributi europei. Pannelli fotovoltaici e generatori eolici ? Centrali termoelettriche a biomasse ? (f) Scoperta di effetti negativi, tossici o inquinanti, di una merce, nel quale caso il suo uso ouò essere vietato per legge, oppure dovuti al peggioramento della qualità delle materie estratte dalla natura e dei corpi riceventi, per esempio a causa della contaminazione ad opera delle scorie e dei rifiuti della popolazione che le usa o di altre popolazioni; DDT (vietato in molti paesi per la sua dannosità per gli ecosistemi naturali; tale dannosità equivale ad una “intossicazione” commerciale del mercato)(21) Piombo tetraetile, ugualmente vietato per la sua tossicità per gli esseri umani (22) PCB (23) Mercurio (esaurimento delle miniere o divieti ?) Amianto (24) Medicinali (talidomide) Coloranti alimentari (coloranti liposolubili Sudan) (g) Saturazione della soddisfazione dei “consumatori”, cioè del mercato, ma anche dello spazio disponibile. Ogni persona può possedere o usare una quantità di merci fisiche limitate, al di là delle quali non sa che cosa farsene o dove metterle. In questo caso il picco e il rallentamento della produzione si riferiscono alla quantità di merce prodotta nell’unità di tempo. Beni mobili (una persona può avere due o tre ma non cento divani o automobili) Televisori, elettrodomestici Beni immobili (una persona può possedere due o tre ma non cento case o ville o castelli). Saturazione dello spazio del traffico automobilistico urbano. (h) La merce in declino, dopo aver raggiunto il picco, può avere una resurrezione, mutate le condizioni economiche, o per motivi “ecologici”, o per la comparsa di nuove tecnologie o nuovi depositi della stessa materia prima, o per la comparsa di nuove mode, che permettono di ottenere la stessa merce. In questo caso dopo un picco e declino può ricominciare un ciclo di crescita-picco-declino. Gas naturale in Italia Beve resurrezione delle penne stilografiche contro penne a sfera Ritorno delle fibre tessili naturali contro fibre tessili sintetiche. Processo Chance Claus. Era stato messo a punto per recuperare lo zolfo dal solfuro di calcio, sottoprodotto inquinante della produzione della soda Leblanc (prima citato); abbandonato questo processo e la disponibilità di tale sottoprodotto, il processo è resuscitato per recuperare zolfo (fonte di inquinamento) dal gas naturale e dai prodotti petroliferi.

3. Le “curve” di crescita-picco-declino delle merci possono essere descritte con trattazioni matematiche, da quella di Hubbert http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/m-k-hubbert-energy-resources/, sostanzialmente una indicazione delle risorse “residue” per integrazione delle equazioni “logistiche” (Verhulst-Lotka-Volterra), nella forma (1)(5)(8)(25): dN/dt = rN (1 – N/K) alle stesse equazioni logistiche con appropriati valori del tasso di crescita r e della capacità ricettiva del mercato K (26).

Sia Volterra sia Kostitzin (13) hanno scritto delle equazioni integrodifferenziali che mostrano che l’equazione di crescita delle popolazioni va completata aggiungendo ai termini di crescita un termine di diminuzione del tipo “intossicazione del corpo ricevente” (nel nostro caso “il mercato” o lo spazio disponibile) proporzionale alle scorie eliminate e accumulate dalla popolazione nel corso della sua vita, nella forma: dN/dt = rN [1 – K/N – a(N)] dove a(N) è una grandezza integrale che tiene conto della massa di detriti lasciati dalla popolazione N che ha occupato il territorio e che i corpi riceventi non sono stati in grado di assimilare o decomporre e che intossicano il territorio rallentando l’aumento della popolazione, oppure che tiene conto dell’impoverimento delle riserve di materie che alimentano la popolazione o della diminuzione dello spazio occupabile.

I rapporti fra popolazione di merci che si fanno concorrenza nello stesso mercato possono essere descritti con trattazioni derivate da quelle dei fenomeni prede-predatori o concorrenza fra popolazioni animali (2)(5)(7)(14), del tipo: dN1/dt = r1N1 [(K1 – N1 – a12N2)/K1] dN2/dt = r2N2 [(K2 – N2 – a21N1)/K2] fino ad analisi più complicate come quelle usate nel libro “I limiti alla crescita”, pure basate su equazioni logistiche con coefficienti di crescita positivi o negativi e loro interazioni (26). L’analisi dei fenomeni crescita-picco-declino non ha fini puramente storici o morali (una merce è “buona” o “cattiva”), ma si propone di offrire indicazioni a governanti, imprenditori e lavoratori sul futuro della produzione agricola e industriale.

L’avvicinarsi del picco della produzione o dell’assorbimento da parte del mercato delle merci prodotte è accompagnata da segnali che è possibile interpretare per evitare un accanimento terapeutico o interventi protezionistici che non salvano i malati dal collasso. I segnali possono indicare la necessità di modificare la produzione, o le tecnologie.

Lotka in uno dei suoi articoli (27) scrisse che i fenomeni di crescita, declino e concorrenza fra popolazioni di esseri viventi si osservano anche nei rapporti fra imprese commerciali e fra le produzioni di merci: “Il is possible that the treatment which has been developed in the analysis of the growth of mixed populations, may find more immediate applications in the field of economics. For our variables N1 and N2 may be conceived as denoting the size or extent of two (or more) commercial enterprises competing for common sources of supply or for a common market … Economic competition is, after all, only a special form of the more general phenomenon of biological competition”.

Anche Volterra — ricorda D’Ancona (8, p. 333) — “aveva segnalato la possibilità di estendere l’impostazione matematica da lui applicata alle associazioni biologiche, anche ai problemi economici”. Talvolta è possibile conoscere la quantità complessiva di merci esistenti in un mercato; questo è il caso delle automobili (di cui è noto, sia pure con una certa approssimazione, il parco circolante N) per le quali dN/dt rappresenta, per ciascun anno, la differenza fra le nuove immatricolazioni (natalità), e gli autoveicoli esportati o rottamati (mortalità). Lo stesso vale per altri oggetti a vita lunga (motoveicoli, elettrodomestici, copertoni, eccetera). Nel caso delle merci a vita breve, che non si accumulano (energia, elettricità, ma anche merci intermedie per altre lavorazioni o che vengono “incorporate” in altri prodotti, come acciaio, ammoniaca, cemento, o merci di uso domestico come alimenti, detersivi, eccetera) la produzione e il consumo annui corrispondono alla effettiva “popolazione” delle due merci presente in un anno in un paese.

Per la maggior parte di tali merci a vita breve sono disponibili solo i dati relativi all’ingresso di nuove merci nel mercato in una unità di tempo e il valore dN/dt rappresenta una misura dell’aumento (o della diminuzione) della quantità di merce prodotta o consumata in un anno, rispetto all’anno precedente. Un altro caso ancora è rappresentato dalla concorrenza fra automobili con motore diesel e automobili a benzina. La capacità di aggressione della popolazione di invasori (diesel) e di resistenza della popolazione invasa in un mercato possono essere modificate con azioni fiscali, dalla politica ecologica e possono essere corrette con innovazioni tecniche. I tentativi di sopravvivenza della produzione totale di automobili (i tentativi per far aumentare la natalità degli autoveicoli) sono stati basati sull’accelerazione della “morte” di una parte della popolazione (incentivi alla rottamazione, con aumento degli autoveicoli da smaltire e del relativo inquinamento).

(d) La nuova merce, perché costa meno o è meno inquinante o è di migliore qualità o perché si impoveriscono le riserve della prima merce, si afferma sulla prima, la cui produzione diminuisce fino ad annullarsi: nell’analogia biologica l’invasore distrugge la popolazione presente nel territorio invaso. Ma la merce invasore può a sua volta subire la concorrenza di altre o di altri processi, con una dura lotta per la sopravvivenza simile a quella che si osserva in molti ecosistemi naturali.

Un esempio è offerto dall’industria siderurgica. Lo sviluppo di tale industria si è avuta con l’invenzione, intorno al 1850, del processo Bessemer che permetteva di trattare con l’ossigeno dell’aria la ghisa trasformandola in acciaio, Quasi contemporaneamente l’industria siderurgica si è trovata a disporre di crescenti quantità di rottami di ferro e il processo Bessemer è stato sostituito gradualmente dal processo Martin-Siemens che poteva produrre acciaio trattando sia ghisa sia miscele di ghisa e rottami (altro esempio di recupero di merci dai rottami e scarti di altre lavorazioni). I processi Bessemer e Martin-Siemens hanno convissuto fino alla metà del Novecento, pur con un continuo declino del processo Bessemer. Il processo Martin-Siemens, a sua volta, è stato espulso dal mercato con l’invenzione del sistema a ossigeno puro (o LD) in grado di trasformare in acciaio sia la ghisa sia i rottami, e con l’invenzione del processo al forno elettrico in grado di trasformare in acciaio i rottami (anticipando le proposte ecologiche di riciclo).

Un altro esempio è offerto dai prodotti azotati richiesti per la produzione di esplosivi e di concimi. Dalla metà dell’Ottocento ai primi del Novecento l’unica materia di partenza era il guano del Peru (come concime) e il nitrato di sodio del Cile (da cui ottenere concimi e acido nitrico per esplosivi e coloranti). Alla fine dell’Ottocento, per superare il monopolio cileno, sono stati messi a punto il processo di fissazione dell’azoto atmosferico sotto forma di calciocianammide (concime) e di acido nitrico all’arco elettrico; a causa del costo eccessivo di questi due prodotti artificiali, intorno al 1910 è stata messa a punto la sintesi dell’ammoniaca che, a partire dagli anni trenta del Novecento, è stata la materia prima per tutti i concimi azotati e per l’acido nitrico. Sono così scomparse le popolazioni di nitrato cileno, di calciocianammide, di acido nitrico prodotto all’arco elettrico. Infine un terzo caso è offerto dai sistemi di illuminazione; si è passati dall’uso dell’olio di balena e del cherosene fino alla prima metà dell’Ottocento, all’uso del gas illuminante nella seconda metà dell’Ottocento, all’attuale illuminazione elettrica. Ancora più complicata la storia della concorrenza fra varie fonti di zolfo.

Per tutto il XIX secolo l’unica fonte di zolfo è stata quella delle miniere siciliane; per rompere questo costoso monopolio sono stati proposti dei processi per l’ottenimento di zolfo dalle piriti e, nella seconda metà dell’Ottocento, si è rivelato per qualche tempo conveniente (uno dei primi esempi di recupero ecologico di materie dai sottoprodotti) recuperare lo zolfo dall’inquinante solfuro di calcio che residuava nel processo Leblanc di produzione del carbonato di sodio. La richiesta dello zolfo andava aumentando (il mercato si stava dilatando, mostrando una elevata carrying capacity K) e i due processi alternativi hanno fatto diminuire solo di poco la produzione di zolfo siciliano. La vera crisi dello zolfo siciliano si è avuta intorno al 1900 con la scoperta della possibilità di ottenere zolfo molto puro e poco costoso dal sottosuolo degli Stati uniti meridionali col processo Frasch.

E’ così scomparsa, su scala mondiale, la produzione di zolfo siciliano (fatta sopravvivere artificiosamente con accanimento terapeutico con protezioni statali nel periodo fascista e poi fino agli anni cinquanta del Novecento). Dagli anni cinquanta del Novecento, sempre su scala mondiale, lo zolfo Frasch ha subito la concorrenza dello zolfo recuperato come sottoprodotto dell’estrazione del gas naturale o dalla depurazione (per motivi “ecologici”) dei prodotti petroliferi inquinanti. Le popolazioni di zolfo Frasch, di zolfo da piriti sono in declino (negli Stati Uniti l’estrazione di zolfo Frasch è cessata) e sopravvive la produzione di zolfo di recupero da idrocarburi anche perché si tratta di un processo depurazione di tali idrocarburi imposto per motivi “ecologici”.

Fenomeni di concorrenze successive si sono avuti, nel corso di circa un secolo, sempre più accelerati nei tempi recenti, nel caso degli strumenti per la registrazione del suono (dischi, nastri, CD) e nel caso dei computer: nel corso di meno di venti anni sono cambiati i sistemi operativi e almeno quattro supporti fisici per dati: per i personal computers, dopo le schede perforate, i dischi da 5 pollici, i dischi floppy da 3 pollici e mezzo e i CD da 12 centimetri. Dopo l’ingresso di ciascuna innovazione i sistemi operativi e i supporti fisici delle versioni precedenti sono diventati praticamente inutilizzabili, sono stati “uccisi” dall’invasore. Si è così perduta una massa grandissima di informazioni e una società deve accumulare collezioni di strumenti per recuperare almeno una parte delle informazioni su supporti praticamente scomparsi. Questi esempi mostrano come l’innovazione tecnica possa talvolta impoverire, anziché arricchire, la disponibilità di informazione e di conoscenza.

Trattandosi di merci usate da una popolazione umana in aumento, va tenuto presente che la carrying capacity K del mercato si dilata sotto forma di aumento della richiesta, ma nello stesso tempo l’aumento della produzione e del consumo delle popolazioni di merci fa impoverire le riserve di materie prime e fa diminuire la capacità ricettiva K del mercato per le delle scorie che lo intossicano (28).

4. La presente analisi può suggerire alcune considerazioni di politica economica e anche ambientale: non è possibile continuare a martellare una popolazione di consumatori con il mito che si devono comprare sempre nuove merci: automobili, telefoni cellulari, elettrodomestici, strumenti per la registrazione del suono, computers, tanto più che gli sforzi, spesso grandissimi e costosissimi, per battere la concorrenza offrendo nuove merci che hanno qualche presunta innovazione, finiscono per scontrarsi con gli inevitabili limiti della capacità ricettiva del mercato. Tali sforzi di investimenti e innovazioni potrebbero essere più utilmente impiegati per progettare meglio le merci, renderle più sicure e durature e meno inquinanti nel processo di fabbricazione, di uso e di smaltimento dopo l’uso. Lo stesso discorso vale per gli incentivi pubblici a merci che spontaneamente non entrerebbero nel mercato.

Se, come ho tentato di mostrare, le popolazioni di merci crescono secondo “leggi” simili a quelle delle popolazioni animali, l’analisi delle tendenze di crescita potrebbe utilmente aiutare a comprendere perché così tante merci e così tanti processi crescono, raggiungono un picco e declinano, e ad avvertire quando sono vicini i segni di saturazione, consentendo così delle previsioni economiche, tecniche e politiche in grado di evitare costosi errori. Sfortunatamente non sempre sono disponibili dati omogenei e comparabili sulle produzioni di merci per un periodo sufficientemente lungo che consenta l’analisi delle curve di crescita e l’elaborazione di corrette previsioni. Talvolta i mutamenti sono così rapidi che i governi e le imprese si accorgono degli errori quando già sono stati fatti costosi investimenti; ci sono stati numerosi esempi di errate previsioni nel campo delle telecomunicazioni, dell’energia, dei mezzi di trasporto (29).

 Note

(1) P.F. Verhulst, “Notice sur la loi que la population suit dans son accroissement”, Correspondance mathematiques et physiques, 10, 113-121 (1838); “Recherches mathematiques sur la loi d’accroissement de la population”, Memoires de l’Academie Royale de Belge, 18, (1), 1-38 (1845); “Deuxieme memoire sur la loi d’accroissement de la population”, Memoires de l’Academie Royale de Belge, 20, (3), 1-32 (1847)

(2) G.E. Hutchinson, “An introduction to population biology”, New Haven CT, Yale University Press, 1978

(3) J.E. Cohen, “How many people can the Earth support ?”, New York, Norton, 1995; traduzione italiana col titolo: “Quante persone possono vivere sulla terra ?”, Bologna, il Mulino, 1998. Faccia attenzione il lettore perché nella traduzione italiana mancano alcune delle utili appendici del testo originale.

(4) F. Scudo e J.R. Ziegler (editors), “The golden age of theoretical ecology: 1923-1940″, Berlin, Springer, 1978

(5) Alfred J. Lotka, “Elements of physical biology, Baltimore, Williams & Wilkins, 1924; ristampa col titolo: “Elements of mathematical biology”, New York, Dover, 1956

(6) Vito Volterra, “Leçons sur la theorie mathematique de la lutte pur la vie”, Paris, Gauthier Villars, 1931

(7) V. Volterra e U. D’Ancona, “Les associations biologiques etudies au point de vue mathematique”, Paris, Hermann, 1935; traduzione italiana col titolo: “Le associazioni biologiche studiate dal punto di vista matematico”, Supplemento al n. 3 di Teknos, 1995

(8) U. D’Ancona, “La lotta per l’esistenza”, Torino, Einaudi, 1942

(9) V.A.Kostitzin, “Symbiose, parasitisme et evolution (etude mathematique)”, Paris, Hermann, 1934; “Biologie mathematique”, Paris, A. Colin, 1937

(10) G.F. Gause, “The struggle for existence”, Baltimore, Willams & Wilkins, 1934; ristampa New York, Hafner, 1965; edizione integrale (bibliografia esclusa) nel sito Internet www.ggause.com/Contgau.htm

(11) S.E. Kingsland, “Modeling nature. Episodes in the history of population ecology”, Chicago, The University of Chicago Press, 1985

(12) Cfr., per esempio, anche per la bibliografia in essi citata: G. Nebbia, “Le popolazioni di merci”, Annali della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bari, N.S., 27, 285-310 (1988); “Le popolazioni di merci. II”, in: “Atti del XIII Congresso Nazionale di Merceologia, Taormina, Ottobre 1988″, Messina, 1991, vol. II, 1151-1165; G. Nebbia, “Le popolazioni di merci”, Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica, 55, (4), 7-27 (ottobre-dicembre 2001); G. Nebbia, “Le popolazioni di merci”, Economia & Ambiente, 21, (4/5), 18-26 (luglio-ottobre 2002)

(13) Interessanti analogie con la decrescita della popolazioni animali nei lavori: F.M.Scudo (1935-1998), “Vito Volterra and theoretical ecology”, Theoretical Population Biology, 2, 1-23 (1971); F.M.Scudo e J.R. Ziegler, “Vladimir Alexandrovic Kostitzin and theoretical ecology”, Theoretical Population Biology, 10, 395-412 (1976); F.M.Scudo, “The Golden Age of theoretical ecology: a conceptual appraisal”, Revue Europeenne des Sciences Sociales, 22, (67), 11-64 (1984); F.M.Scudo, “Umberto D’Ancona e Vito Volterra: le ragioni di un’amicizia”, in: M.Galzinga (a cura di), “La vita, le forme, i numeri”, Biologica, Bologna, Transeuropa, 1988, p. 47-77. Questi e molti altri scritti del prof. Franco M. Scudo sono disponibili in rete nel sito della Fondazione Micheletti di Brescia, Museo dell’Industria e del Lavoro MusIL: http://www.musilbrescia.it/documentazione/dettaglio_fondo.asp?id=114&sezione=archivio&pagina=2&filtro=undefined&ordine=undefined

(14) Una analisi dettagliata (e ignorata, mai citata), della concorrenza fra merci, ispirata ai lavori di Lotka è stata fatta da Ercole Moroni (1916-1996) ["Progresso tecnico e teoria matematica della lotta per l'esistenza (con alcune applicazioni), Giornale degli Economisti e Annali di Economia, N.S., 16, (3/4), 201-221 (marzo-aprile 1957)], che è stato professore di politica economica nell’Università di Bologna. Cito questo studioso, come ho citato prima Franco Scudo, per mostrare come nella letteratura scientifica siano sepolti e ignorati (oltre a questi) innumerevoli contributi la cui lettura avrebbe potuto (potrebbe) evitare errori e sciocchezze.

(15) O. De Marco, “Andamento del mercato nazionale di acido borico e derivati”, Quaderni di Merceologia (Bologna), 8, (1), 17-27 (gennaio-giugno 1970)

(16) Altri esempi in: U. Bardi e M. Pagani, “Peak minerals”, http://www.theoildrum.com/node/3086

(17) G. Nebbia e L. Gestri, “Le industrie dei prodotti tensioattivi e del sapone: loro sviluppo e relazione nel prossimo futuro”, Olearia, 5, (11/12), 358-361 (novembre-dicembre 1961); G. Nebbia, “Considerazioni sui rapporti fra i detergenti sintetici e i saponi”, Olearia, 7, (7/8), 188-190 (aprile-giugno 1953).

(18) V. Spada Di Nauta, “Alcune prospettive del consumo degli oli e dei grassi in Italia”, L’Informatore Agrario, 38, (34), 22242-22246 e 22334 (1982).

(19) E.M. Pizzoli e L. Notarnicola, “Attuali prospettive della fabbricazione dell’acido glutammico”, Atti del I congresso regionale sull’alimentazione e IV Convegno nazionale della qualità, Trieste, 2 ottobre 1965, p. 709-726; “The production and market of glutamic acid”, Proceedings of the VIth IGWT (Internationale Gesellschaft fur Warenkunde und Tecnologie), Tokyo, 25-28 August 1987, p. 502-516; “Produzione e mercato dell’acido glutammico”, Rassegna Chimica, 40, (2), 67-75 (marzo-aprile 1988).

(20) B. Leoci, “La canapa”, Atti Congresso Internazionale di Merceologia, Trieste, 1978, p. 571-577

(21) E. Pizzoli Mazzacane, “Crescita e declino delle merci. Il caso del DDT”, in: “Atti e relazioni dell’Accademia Pugliese delle Scienze, Classe di Scienze Morali”, Vol. 44, (1), 45-57 (1986/87)

(22) E. Pizzoli Mazzacane, “Sviluppo e declino del piombo tetraetile”, in: “Atti XIII Congresso Nazionale di Merceologia, Taormina, Ottobre 1988″, Messina, 1991, p. 1229-1243

(23) M. Ruzzenenti, “Un secolo di cloro e … PCB”, Milano, Jaca Book, 2001 .

(24) E. Pizzoli Mazzacane e G. Girone, “Sviluppo e declino dell’amianto. Nota I”, Rivista di Merceologia (Pescara), 34, (3), 223-243 (1995)

(25) Quando la popolazione N si avvicina alla saturazione possono verificarsi oscillazioni caotiche; ciò avviene quando rt > p/2, dove t è, nel nostro caso, l’intervallo di un anno. R.M.May , “Stability and complexity in model ecosystems”, Princeton, Princeton University Press, 1973, e Hutchinson (2).

(26) E’ interessante ricordare che gli studi di dinamica delle popolazioni sono state alla base delle “curve” presentate nel libro del Club di Roma “I limiti alla crescita” (D.H. Meadows, D.L. Meadows, Jorgen Randers e W.W.Behrens III, “The limits to growth”, New York, Universe Books, 1972; traduzione italiana col titolo: “I limiti dello sviluppo”, Milano, Mondadori,1972). Lo studio ha preso in considerazione le variazioni, in funzione del tempo, di cinque grandezze fra loro interrelate: la popolazione mondiale; la disponibilità di risorse naturali; la produzione industriale espressa come investimenti di denaro; la produzione agricola espressa in unità fisiche; l’inquinamento ambientale. Forrester e i Meadows hanno messo a punto un programma di calcolo basato sul principio che se aumenta la popolazione aumenta la richiesta di cibo e di merci industriali; se aumenta la produzione agricola e industriale aumenta l’inquinamento e diminuisce la fertilità del suolo; se aumenta l’alterazione ambientale aumentano guerre e malattie e diminuisce la popolazione, eccetera. La tesi conclusiva era che se si vuole che una popolazione sopravviva con sufficiente cibo e con un ambiente decente, occorre mettere un “limite alla crescita” della popolazione e dei consumi. In questo libro peraltro non sono citati né Lotka né Volterra. Una analisi delle reazioni alla pubblicazione del libro: “I limiti alla crescita”, in L. Piccioni e G. Nebbia, altronovecento, n. 18, rivista on-line della Fondazione L. Micheletti di Brescia: http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/allegati/6677_2012.3.20_Altro900_Quaderno_1.pdf

(27) A.J.Lotka, “The growth of mixed populations: two species competing for a common food supply”, Journal of the Washington Academy Academy of Sciences, 22, 461-469 (1932) (28) Una interessante descrizione di come la crescita di una popolazione fa diminuire la carrying capacity di un territorio, a causa dell’intossicazione del mezzo o dell’impoverimento della disponibilità di spazio o di cibo, è contenuta nel libro di Cohen citato (3) che ha suggerito che tale carrying capacity K diminuisce col tempo in funzione della popolazione N secondo un coefficiente c che Cohen ha chiamato “coefficiente di Condorcet”: dK/dt = c dP/dt. Un’analisi di questo fenomeno è contenuto in una conferenza inedita: G. Nebbia, “Il banchetto della natura”, Napoli, Fondazione Idis, 15 marzo 1996.

(29) Sulle previsioni economiche sbagliate si veda il dimenticato saggio di Walter Ciusa (1906-1989), “Che cosa possono insegnarci oggi le previsioni errate del passato”, in: E.M.Pizzoli e altri, “Merci per il futuro”, Bari, Laterza, 1985, p. 3-10; anche in: Quaderni di Storia ecologica (Milano), 2, (3), 71-79 (aprile-giugno 1993). http://futuri-possibili.blogspot.it/2012/02/wciusa-che-cosa-insegnano-le-previsioni.html