Aurelio Peccei (1908-1984)

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 25 marzo 2008

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il nome di Aurelio Peccei (1908-1984) dice probabilmente poco alla maggior parte dei lettori, ma Peccei fu al centro di vivaci dibattiti, intorno al 1970, per aver fatto condurre e pubblicare uno studio che metteva in discussione le politiche economiche e demografiche del tempo e che sono ancora in voga. Peccei, economista, dirigente industriale, fu un importante intellettuale che ha stimolato a guardare al futuro in anni di grandi rivoluzioni e mutamenti. Negli anni sessanta del secolo scorso il mondo era diviso in paesi capitalisti, in paesi comunisti e in un “terzo mondo” che si stava liberando dal dominio coloniale, politico ed economico, delle potenze europee. I paesi europei erano impegnati in un gigantesco sforzo, “il miracolo economico”, sulla strada della produzione e del consumo, con i conseguenti vistosi segni di alterazioni ambientali, di incidenti, di morti, con violenti conflitti per la conquista delle materie prime: petrolio, uranio, cromo, cereali; la popolazione mondiale stava aumentando, soprattutto nei paesi poveri, in ragione di quasi cento milioni di persone all’anno. 

Per capire il contributo di Peccei alla cultura del futuro bisogna immedesimarsi in quegli anni. Nel 1967 Paolo VI aveva pubblicato l’enciclica “Populorum progressio” nella quale ricordava che, per lo “sviluppo dei popoli”, l’economia e la tecnica avrebbero dovuto essere orientate al “servizio dell’uomo”, al fine di rendere la Terra “più adatta per abitarvi”, con chiaro riferimento alle ingiustizie che l’economia provocava nella distribuzione della ricchezza, e ai danni provocati dalla tecnica sotto forma di disastri ambientali e di corsa agli armamenti anche nucleari. Nello stesso 1967 il filosofo e uomo politico francese Betrtrand de Jouvenel (1903-1987) fondò un movimento e una rivista intitolati “Futuribles” al fine di studiare i “futuri possibili” che l’umanità avrebbe incontrato se fossero continuate le tendenze di quegli anni.

Nel 1968 Robert Kennedy, fratello del presidente americano assassinato nel 1963, tenne nell’Università del Kansas un famoso discorso affermando che il Prodotto Interno Lordo di un paese, quel magico PIL di cui si parla continuamente e che “deve” aumentare sempre, è ingannevole perché tiene conto solo dei soldi scambiati e della quantità di merci prodotte, e non fornisce informazioni sulle uniche cose che contano, l’istruzione, la felicità, la gioia dei bambini che giocano, la salute delle persone e degli anziani, l’onestà dei governanti.  

In questo atmosfera culturale Peccei riunì a Roma un gruppo di economisti, imprenditori, uomini politici dell’occidente e dei paesi comunisti, invitandoli a studiare quale avrebbe potuto essere il futuro della società mondiale in una condizione di crescente instabilità. Il gruppo, che prese il nome di Club di Roma, affidò ad alcuni studiosi americani il compito di fornire le indicazioni di alcune tendenze della produzione di merci industriali e agricole, di inquinamento ambientale, di impoverimento delle riserve di risorse naturali e di materie prime, davanti ad un rapido aumento della popolazione mondiale. La ricerca fu completata nel 1971, i risultati furono fatti circolare in tutto il mondo (ricordo che una anticipazione fu esaminata da una commissione sull’ecologia insediata al Senato dall’allora presidente Fanfani) e apparvero sotto forma di libretto contemporaneamente in tutto il mondo e in tutte le lingue nel maggio 1972. Il titolo era provocatorio: “I limiti alla crescita” (ma in italiano fu tradotto come “i limiti dello sviluppo”, impropriamente, perché lo sviluppo umano, come aveva spiegato l’enciclica di Paolo VI, è tutt’altra cosa dalla crescita materiale e del denaro). 

Sulla base di una trattazione matematica che derivava dalle fondamentali leggi dell’ecologia, il libro del Club di Roma indicava che, se aumenta la popolazione mondiale e se aumenta il benessere economico, aumenta la richiesta di beni materiali e di prodotti agricoli e industriali. D’altra parte se aumenta la produzione agricola i terreni diventano meno fertili e dopo qualche tempo la produzione stessa agricola e forestale comincia a rallentare e poi a declinare (un fenomeno che comincia a delinearsi per alcune colture già oggi), e il crescente uso di pesticidi e concimi inquina le acque; se aumenta la produzione industriale si impoveriscono le riserve di minerali, di combustibili fossili e di materie prime, un fenomeno che si sta già delineando per il metano, il petrolio, il rame; nello stesso tempo aumenta la massa di scorie e rifiuti della produzione e dei consumi e diventa sempre più difficile e costoso liberarsene; anche questa previsione sta diventando realtà in molti paesi e anche in Italia. E se aumentano gli inquinamenti si compromette la salute di una crescente parte della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi poveri; se continuano ad impoverirsi le riserve di materie prime la conquista di quelle restanti comporta un aumento dei conflitti, altro fenomeno che abbiamo sotto gli occhi in varie parti della Terra. 

La pubblicazione del libro fece scandalo e il nome di Peccei fu vituperato da tanti; i cattolici accusarono il Club di Roma di auspicare il controllo delle nascite; gli economisti spiegarono che gli strumenti del mercato sono in grado di correggere qualsiasi forma di scarsità; i tecnocrati assicurarono che la tecnica avrebbe risolto qualsiasi problema offrendo nuove risorse materiali e processi e nuove fonti di energia. Sono passati tanti anni, i paesi ex-comunisti e molti paesi del Sud del mondo sono scatenati verso la società dei consumi; la popolazione mondiale si sta avvicinando ai 6500 milioni di persone, molte delle quali giovani e giovanissime, che ben presto avranno altri figli, anche loro bisognosi di spazio, case, automobili, energia; una frazione crescente della popolazione terrestre è costituita da anziani; la massa dei rifiuti aumenta continuamente e comincia a scarseggiare, oltre al petrolio, anche l’acqua potabile, come ha ricordato la recente “giornata mondiale”. Qualche correzione andrà pure affrontata, sostenne Peccei per tutta la sua vita, ma finora senza successo.