SM 2817 — Appello per l’abolizione delle armi nucleari — 2007

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Giano, n. 55, 2007

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il 4 e il 31 gennaio 2007 sono apparse, sul “Wall Street Journal”, il prestigioso quotidiano economico americano, due “lettere” che sostengono la necessità di procedere al più presto al disarmo nucleare totale mondiale. Tali lettere non sono firmate da ecologisti o pacifisti, ma da Henry Kissinger e altri esponenti statunitensi, sia repubblicani, sia democratici, e da Michail Gorbaciov, ex segretario generale dell’ex-Unione sovietica, cioè da persone che hanno coperto alte responsabilità per fare dei rispettivi paesi le due più grandi potenze nucleari. L’urgenza dell’azione — sollecitata pochi mesi dopo la pubblicazione, nel giugno 2006, del rapporto di Hans Blix, “Le armi del terrore”, e poche settimane dopo l’appello lanciato proprio a Roma, nel novembre 2006, dai premi Nobel per la pace — è confermata dal fatto che, nel frattempo, il 18 gennaio 2007 l’associazione degli scienziati atomici ha deciso di far passare da sette a cinque minuti a mezzanotte la lancetta dell’”orologio dell’olocausto” nucleare (pubblicato nella copertina della loro rivista “The Bulletin of the Atomic Scientists”), a ulteriore monito dell’avvicinarsi del pericolo planetario.

Per mezzo secolo la politica internazionale è stata dominata dalla contrapposizione fra l’impero statunitense capitalistico e l’impero sovietico comunista; l’uno non avrebbe aggredito l’altro sapendo che l’altro possedeva armi nucleari così potenti da cancellare il primo (e l’intera umanità) dalla superficie della Terra. Secondo questa filosofia della “deterrenza” dal 1945 in avanti Stati Uniti e Unione Sovietica hanno costruito, e hanno fatto sapere di possedere, e hanno fatto esplodere, per prova, nell’aria e nel sottosuolo, armi nucleari sempre più potenti. E’ stato “facile”, mobilitando scienziati, industrie e tantissimi soldi, arrivare a fabbricare centinaia di bombe nucleari con una potenza distruttiva di milioni di tonnellate di tritolo, mille volte più potenti di quella di Hiroshima, capaci di cancellare la vita, non solo umana, dalla faccia della Terra.

Nel dicembre 1989 dall’Unione Sovietica nacque uno stato nuovo, l’attuale Russia, un grande impero territoriale e industriale democratico che non rappresenta più una minaccia per gli Stati Uniti. Anzi i due imperi, americano e russo, hanno affrontato insieme, da alleati, altre sfide planetarie come la necessità di assicurarsi stabili rifornimenti di petrolio, il sangue che tiene in vita le macchine, le fabbriche, le case; la necessità di far fronte ai mutamenti climatici provocati dall’inquinamento atmosferico planetario, di far fronte alla concorrenza dei prodotti agricoli e delle merci industriali provenienti da grandi popolosi paesi come la Cina e l’India, di fare i conti con un terzo impero, quello europeo, il cui potere economico e culturale non può essere contrastato con le armi e tanto meno con le bombe atomiche. Gli autori delle lettere pubblicate dal giornale americano — nelle stesse settimane in cui le lancette dell’ “orologio dell’olocausto nucleare” si sono ancora più avvicinate alla mezzanotte — dicono a chiare lettere che la filosofia della deterrenza non ha più senso, e che il nuovo grande pericolo planetario è rappresentato dal terrorismo.

Piccoli gruppi, ben determinati da motivi religiosi, da contese territoriali, da desiderio di vendetta per qualche vero o presunto torto, per la miseria a cui sono costretti, possono, con mezzi relativamente modesti ma dagli effetti terribili, paralizzare interi paesi e, soprattutto, possono gettare nella paura, nel “terrore” appunto, gli animi di un miliardo di persone. Si tratta, lo abbiamo ben visto, di gruppi senza volto che non si possono fermare lanciando delle bombe atomiche: e del resto contro chi ? Al contrario, la presenza e la circolazione di materiali nucleari radioattivi militari si prestano ad attentati (o alla tentazione di attentati) terroristici ancora più devastanti di quelli finora conosciuti, senza rischi di ritorsioni proprio perché il terrorismo non ha un volto e una sede.

La ferma richiesta di un divieto totale e urgente delle armi nucleari è motivata anche dall’insuccesso del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), redatto nel 1968 e firmato e ratificato da quasi tutti i paesi, secondo il quale nessuno dovrebbe avere bombe atomiche al di fuori delle cinque potenze che ne erano dotate nel 1967: Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Cina, che sono poi i cinque vincitori della seconda guerra mondiale e che sono anche i membri permanenti, con diritto di veto, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nonostante tale trattato, nel corso degli anni Israele, e poi India, Pakistan e Corea del Nord sono stati capaci di dotarsi di bombe atomiche; altri paesi sanno di potersene procurare o fabbricare una. Chi vuole dotarsi di armi atomiche ha buon gioco — si fa per dire — sostenendo che le potenze nucleari “ufficiali” non possono vietare ad altri il possesso di quelle bombe nucleari che esse possiedono, a migliaia negli arsenali e centinaia pronte al lancio contro un ipotetico nemico. Il disarmo nucleare totale non è un’utopia, ma anzi è espressamente previsto come obbligo internazionale dall’articolo VI del TNP; tale obbligo non è mai stato finora rispettato, sempre con la motivazione che il possesso di bombe da parte di alcune poche potenze scoraggia le altre. Inoltre la sentenza dell’8 luglio 1996 della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha riconosciuto che l’uso e la stessa minaccia dell’uso delle armi nucleari sono illegali secondo il diritto internazionale; “Giano” (si veda per esempio il n. 6 del 1994) sostenne tale processo a suo tempo con articoli e appelli.

E’ tecnicamente possibile far cessare la fabbricazione di bombe nucleari e smantellare quelle esistenti, come chiedono accoratamente le due ”lettere” citate all’inizio ? Si, è possibile. Vari accordi internazionali hanno pur portato al divieto della produzione delle armi chimiche, di quelle batteriologiche, delle mine antiuomo e imposto l’obbligo della distruzione di quelle esistenti. Le procedure per la distruzione delle armi nucleari esistenti sono note. La fine delle spese finora fatte per tenere in vita il terrore nucleare, “terrore” anch’esso, libererebbe enormi quantità di denaro che potrebbe finalmente essere investito per sradicare le radici della violenza internazionale: l’ignoranza, l’intolleranza, la non conoscenza degli altri, la miseria tanto più offensiva quando è confrontata con l’opulenza di una minoranza dei terrestri, lo sfruttamento delle risorse naturali che non lascia niente ai paesi in cui tali risorse si trovano, l’inquinamento che provoca i mutamenti climatici che allagano e desertificano di più le terre dei più poveri.

Il successo dell’iniziativa per l’eliminazione delle bombe nucleari richiede una grande mobilitazione popolare, una ferma pressione sui governi dei paesi, nucleari e non nucleari, perché promuovano e sostengano, alle Nazioni Unite, con coraggio e lungimiranza, tale iniziativa.