NC 2012-05 — Jatropha

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Nuovo Consumo, 21, (216), p. 15 (maggio 2012)

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

La jatropha è una pianta tropicale, della famiglia delle euforbiacee, che si presenta come alberelli che producono dei frutti del diametro di una diecina di centimetri, al cui interno si trovano da 2 a 4 semi ovoiodali appiattiti, lunghi da 15 a 20 millimetri. I semi contengono una mandorla biancastra oleaginosa con circa il 35 percento di un olio che si estrae per spremitura. Originaria dell’America centrale, la jatropha era stata coltivata nelle colonie africane della Francia per ricavarne un grasso adatto alla fabbricazione dei saponi, poi era stata dimenticata. 

A partire dal 2000 è stata riscoperta nell’ambito della ricerca di prodotti vegetali da cui ricavare carburanti per autoveicoli, soprattutto esteri degli acidi grassi come alternativi ai carburanti per motori diesel, ribattezzati biodiesel. Dalle piante coltivate si ha una resa di circa 3-5 tonnellate di semi per ettaro, a cui corrisponde una produzione di circa 500-1000 kg di biodiedel per ettaro. L’olio di jatropha si inserisce così in un vasto dibattito che ha molti aspetti agronomici, economici, e socio-politici. 

Prima di tutto la passione per il biodiesel dipende da due fattori importanti; l’andamento del prezzo del petrolio, molto oscillante; negli ultimi mesi è andato da 80 a 110 dollari al barile, corrispondente a circa 500-600 euro alla tonnellata; il secondo fattore è l’affidabilità delle sovvenzioni che i governi assicurano alle fonti rinnovabili; i combustibili di origine vegetale costano più di quelli petroliferi, a parità di potere calorifico, e possono inserirsi nel mercato soltanto con contributi governativi giustificati dal fatto che il biodiesel permette di non consumare petrolio di importazione e che il suo uso immette nell’atmosfera, rispetto ai carburanti petroliferi, una minore quantità di anidride carbonica e di gas che modificano il clima. 

Durante la combustione anche il biodiesel, naturalmente, immette anche lui nell’atmosfera anidride carbonica ma, a livello globale, è più o meno la stessa quantità che è stata sottratta dall’atmosfera nel corso della coltivazione delle piante da cui deriva. L’olio di jatropha può essere bruciato direttamente in caldaie; il biodiesel prodotto finora è stato sperimentato con apparente successo negli autoveicoli e anche nei motori per aerei; alcune compagnie aeree si fanno pubblicità vantandosi di utilizzare nei loro velivoli un carburante “verde” derivato dall’olio di jatropha. La jatropha, sia in Africa o Asia, ma anche eventualmente nell’Italia meridionale, può essere coltivata in zone con poche piogge, aiuta a rallentare l’erosione del suolo e crea occupazione nell’intera filiera agroindustriale. Benvenuti biodiesel, ma con cautela; se si volesse sostituire con biodiesel anche solo il 10 % del gasolio da autotrazione usato in Italia in un anno occorrerebbe coltivare a jatropha una superficie uguale più o meno a quella della Toscana.