Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Numero
42
August 2020
Numero monografico
Sommario
Editoriale
Saggi
Dossier “Economia circolare” — Presentazione, di Redazione
Dossier “Economia circolare” — Crisi ecologica ed economia circolare , di Marino Ruzzenenti
Dossier “Economia circolare” — L’economia di Francesco, di Bruno Bignami
Dossier “Economia circolare” — Economia circolare e abbandono delle fonti fossili, di Mario Agostinelli
Dossier “Economia circolare” — Per Eni l’economia circolare è solo un “green business”, di Laura Peca e Andrea Turco
Dossier “Economia circolare” — Economia circolare e filiera di produzione degli autoveicoli, di Marco Caldiroli
Dossier “Economia circolare” — Prevenzione e riduzione dei rifiuti, di Massimo Cerani
Dossier “Economia circolare” — La natura non offre pasti gratis / le “trappole tecnologiche”, di Marino Ruzzenenti
Dossier “Economia circolare” — Il capitalismo è in grado di far pace con la natura?, di Paolo Cacciari
Relazioni industriali e servizi di logistica: un’analisi preliminare, di Sergio Bologna e Sergio Curi
Velocità? Che velocità? Tre saggi di Sebastian Trapp, Matthias Rieger e Ivan Illich, di Enzo Ferrara (a cura di)
L’agricoltura biologica in Italia. Dai pionieri alle sfide di oggi, di Massimo Ceriani
La Babele del servizio sanitario regionale lombardo, di Maria Elisa Sartor
Il solare come prospettiva mondiale: il sogno di Farrington Daniels, di Cesare Silvi
Non dimentichiamo che anche le guerre e il complesso militar industriale uccidono il clima - oltre ai popoli!, di Angelo Baracca e Marinella Correggia
Il diluvio è forte, annebbia la vista, di Gloria Muñoz Ramírez
Eventi
Servizio sanitario, prevenzione sul lavoro, partecipazione democratica: un seminario (a distanza) sugli anni ’70 al tempo del Covid-19, di Pietro Causarano
“Carta di Pietrelcina” sull’educazione all’eredità culturale digitale, di Aa.Vv.
Persone
Girolamo Azzi e l’ecologia agraria, di Alberto Berton
Su Aldo Sacchetti (1925- 2020), di Alberto Frattini
Edoardo Salzano e i grandi tornanti dell’urbanistica, di Gruppo Urbanistica perUnaltracittà - Firenze
Cose
Le “cose” alimentari di Giorgio Nebbia, di Luigi Piccioni
Storia naturale del cibo, di Giorgio Nebbia
Cibo ed energia, di Giorgio Nebbia
Acqua in bottiglia, di Giorgio Nebbia
Arance, la piccola miniera, di Giorgio Nebbia
La guerra delle banane, di Giorgio Nebbia
Letture
Industria e ambiente nel Mezzogiorno contemporaneo: una riflessione collettiva, di Giovanni Ferrarese
L’enciclica "Laudato si’" cinque anni dopo. Due recenti pubblicazioni ne rilanciano il messaggio, di Marino Ruzzenenti
"La Terra brucia": per ricordarci di non dimenticare, di Lelio De Michelis
Eugenio Battisti a Torino, di Pier Paolo Poggio
Studi e ricerche sul DNA moderno e antico: siamo miscelati, meticci!, di Valerio Calzolaio
"Il paradosso della bontà", di Valerio Calzolaio
Documenti
Ecologia e lotta di classe. Una corrispondenza tra Giorgio Nebbia e Dario Paccino, 1971-1972, di Luigi Piccioni (a cura di)
“Salvare le carte!”. Il completamento del Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia presso la Fondazione Luigi Micheletti, di Alberto Berton
Ecologia e lotta di classe. Una corrispondenza tra Giorgio Nebbia e Dario Paccino, 1971-1972
di  Luigi Piccioni (a cura di)

Il saggio introduttivo e la corrispondenza che seguono sono stati recentemente pubblicati nel volume Giorgio Nebbia, La terra brucia. Per una critica ecologica al capitalismo, Milano, Jaca Book, 2020.

Dario Paccino è stato una delle figure più visibili del primo ecologismo politico italiano, nella prima metà degli anni Settanta. Il suo impegno maggiore fu in quegli anni la cura della rivista “Natura e società”, organo della Federazione Pro Natura, in collaborazione con il botanico Valerio Giacomini1 che di Pro Natura era il presidente, ma la memoria che si ha ancor oggi di lui è legata principalmente al libro L’imbroglio ecologico2, un impegnativo testo pubblicato da Einaudi nel 1972 che ebbe un grande successo e avvicinò alle questioni ambientali un gran numero di militanti di sinistra.

Paccino, nato ad Albenga nel 1918, veniva da un’esperienza resistenziale nelle Brigate Matteotti e proprio durante la Resistenza aveva iniziato a scrivere, collaborando al quotidiano del Partito socialista “Avanti!” ancora clandestino. Dopo la guerra aveva continuato a lavorare nel campo dell’editoria come giornalista, addetto stampa, curatore di riviste e scrittore. Pur collaborando al ramo editoriale di grandi enti come il Touring Club e l’Automobile Club d’Italia, Paccino aveva iniziato sin dagli anni Cinquanta a pubblicare libri propri attorno a tematiche che lo interessavano particolarmente. Nel 1956 era stato il turno di Arrivano i nostri3 per le Edizioni Avanti, sul massacro degli indiani d’America, dieci anni dopo aveva firmato con Mario Lodi un corso in tre volumi di scienze naturali per le scuole medie4. L’impegno politico e l’interesse per temi di tipo ambientale avevano quindi indotto Valerio Giacomini, chiamato nel 1969 alla presidenza di Pro Natura, a chiedergli di collaborare per lanciare una rivista dell’associazione, che uscì appunto nel 1970 con il titolo “Natura e società”.

La gestione di Giacomini e di Paccino tentò di dare un forte impulso a Pro Natura, sia per quel che riguarda l’organizzazione interna sia per quanto riguarda la scelta delle tematiche e il taglio politico5. La sfida era quella di tentare di trasformare una federazione di piccoli gruppi locali, poco visibile e poco strutturata, in un’associazione coesa, autorevole e influente a livello nazionale, capace soprattutto di cogliere i rapidi cambiamenti che attraversavano l’ambientalismo e la società italiana e di dar loro una risposta adeguata. “Natura e società”, curata da Paccino, fu uno dei pilastri di questo progetto.

Giorgio Nebbia, convertito all’attivismo ambientalista dalla metà degli anni Sessanta, si rese conto molto presto del significato del nuovo corso di Pro Natura e - come aveva fatto già scrivendo nell’agosto 1968 a Fulco Pratesi riguardo al Wwf6 - si mise subito a disposizione presentandosi e chiedendo informazioni sulle attività dell’associazione7. Questo avvenne nel luglio 1969 e a rispondergli fu proprio Paccino chiedendogli peraltro della possibilità di fondare una sezione di Pro Natura a Bari.

Iniziò così un lungo e fecondo rapporto che nei primi due o tre anni incrociò diversi importanti eventi della nascente l’ecologia politica italiana, il filone dell’ambientalismo che fondeva tutela ambientale e questione sociale.

Con la consueta generosità, Nebbia si offrì anzitutto di promuovere Pro Natura a Bari, progetto che dovette accantonare alla fine del 1970 quando si profilò il suo grande impegno per la preparazione della partecipazione vaticana alla conferenza Onu sull’ambiente che si sarebbe svolta a Stoccolma due anni dopo8. Ciononostante le occasioni di collaborazione e di incontro tra Nebbia e Paccino si moltiplicarono, dal pionieristico convegno milanese “L’uomo e l’ambiente” del 22 aprile 1970 - giorno del primo Earth Day planetario - organizzato dalla Federazione delle associazioni scientifiche-Fast9 agli articoli scritti da Nebbia per “Il giorno” sulle attività di Pro Natura, dal comune tentativo di coinvolgere i sindacati nella battaglia ambientalista all’affidamento allo stesso Nebbia di una delle cinque relazioni ufficiali del congresso dell’associazione che si tenne nell’ottobre del 1970 a Bressanone.

Dal settembre del 1970 il rapporto diventò più intimo e profondo: si passò al “tu” - cosa che all’epoca aveva un significato e delle implicazioni molto più impegnative di oggi - e a scambi di opinione più ampi, che finirono col toccare aspetti nevralgici del lavoro di ciascuno.

Le lettere del periodo 12 ottobre 1971-25 luglio 197210 che qui presentiamo sono caratterizzate appunto da questo scambio di opinioni aperto e franco e dal fatto che incrociano - come si è detto - alcuni eventi capitali tanto nella biografia dei corrispondenti quanto nel rapporto che si stava faticosamente instaurando in quegli anni in Italia tra battaglia ambientalista e lotta di classe.

Uno di questi eventi fu la pubblicazione da parte di Laterza di Morte ecologica, traduzione italiana di un fascicolo speciale del 1972 di “The Ecologist” intitolato Blueprint for Survival11. L’opera, un vero manifesto per la ristrutturazione ecologica della società, era stato concordato e firmato da buon numero di studiosi ed ecologisti britannici, materialmente steso da Edward Goldsmith. Avendo avuto un enorme successo nei paesi anglosassoni, non fu difficile per Giorgio Nebbia convincere l’editore barese a pubblicarlo tradotto da Gabriella Menozzi Nebbia e con una sua introduzione.

Tra gli altri eventi, due furono di particolare importanza e occuparono non casualmente buona parte della discussione epistolare.

Il primo fu il convegno organizzato dall’Istituto Gramsci sul tema Uomo natura società: ecologia e rapporti sociali e tenuto nella scuola del Pci di Frattocchie il 5-7 novembre 197112. Era la prima volta in Italia in cui un grande organismo della sinistra di classe, anzi il più grande e influente, si chinava organicamente ad analizzare e discutere la questione ambientale. Il ritardo sia culturale che politico del Pci e della Cgil stava diventando cronico rispetto a una tematica sempre più popolare e bruciante e il convegno dell’Istituto Gramsci cercò di rispondere in grande: tre giorni di lavori, una trentina di relazioni ufficiali, un dibattito ampio e serrato e l’impegno a riportare i temi al congresso nazionale del partito che si sarebbe tenuto di lì a poco. Il tutto in tre dense sezioni tematiche: ecologia e teoria; ecologia, scienze e tecnologia; ecologia, lotte, amministrazione, riforme. In una situazione ancora poco strutturata, anche un personaggio non organico al Pci ma in ogni caso autorevole come Paccino poté essere chiamato a collaborare sia presentando una relazione sia coinvolgendo altre figure. E Paccino coinvolse Nebbia, chiedendogli un intervento tecnico qualificato ma facendolo anche partecipe delle sue critiche all’impostazione “moderata e socialdemocratica” del Pci alla questione ecologica.

Nella medesima lettera, la prima che pubblichiamo, in cui Paccino invitava Nebbia a partecipare al convegno del Gramsci compariva il primo accenno al “libro che pubblicherà Einaudi”, cioè a L’imbroglio ecologico. E attorno alla preparazione del libro, ai suoi contenuti, al suo taglio e al suo successo i due tornarono poi spesso e talvolta approfonditamente, in un dialogo affettuoso e costruttivo anche nel parziale dissenso.

Proprio l’informalità e la totale sincerità di questo scambio epistolare permettono di delineare le analogie e le differenze di due figure centrali nell’incontro tra ecologia e lotta di classe13 della prima metà degli anni Settanta.

Dario Paccino è anzitutto - e rimarrà fino alla morte nel 2005 - un militante votato alla causa degli sfruttati e al ribaltamento radicale dei rapporti di classe. Armato di un forte slancio morale e di una solida formazione teorica, combatterà sempre le derive moderate e compromissorie - con gli anni del resto sempre più forti - delle sinistre italiane e dei grandi sindacati. La sua precisa consapevolezza del carattere devastante del modo di produzione capitalista sull’ambiente rende in lui inscindibile battaglia ecologista e lotta di classe, dove però la seconda è prioritaria perché soltanto attraverso di essa si può avviare ad esaurimento il capitalismo, prima e fondamentale causa dell’ecocatastrofe planetaria. Forte di queste convinzioni ma anche di una postura culturale all’epoca predominante nella sinistra “eretica”, Paccino punta quindi a costruire, raccogliere e organizzare sul fronte ecologista le forze più coerentemente e affidabilmente anticapitaliste, senza concessioni a forme di ecologismo “moderate”.

Al fondo Giorgio Nebbia concorda con l’analisi teorica di Paccino, come farà poi sempre: è la rapacità del profitto, cioè del meccanismo che guida in modo ferreo e cieco la mega-macchina capitalista, la principale minaccia attuale all’integrità della biosfera e alla sopravvivenza dell’umanità14. Non è la sola15, certo, ma allo stato attuale dello sviluppo delle tecnologie e dei rapporti produttivi è senz’altro la principale, e in questo concorda anche con il collega e amico Barry Commoner del quale introdurrà versione italiana della seconda del Cerchio da chiudere16.

Ma Nebbia è figura più composita, poliforme e in fondo più generosa e il suo apostolato ecologista è sempre a 360 gradi, senza ingenuità ma anche senza pregiudizi e preclusioni di sorta, intimamente convinto com’è che la priorità va data alla salvezza del pianeta e a tutte le persone e a tutte le forze che sinceramente si impegnano per essa. Questa maggiore apertura di Nebbia emerge a tratti nelle lettere a Paccino, in quelle qui incluse come in quelle dei due anni precedenti, ma si palesa in particolare nella distanza tra la sua analisi e quella del resto della sinistra italiana riguardo ai Limiti dello sviluppo e all’opera di Aurelio Peccei e del Club di Roma17. Nebbia seppe infatti vedere sin dall’inizio, nonostante i suoi tanti limiti, la sincerità, la correttezza e l’urgenza dell’approccio di Peccei e lo sostenne senza riserve, garbatamente ma fermamente, all’interno di una sinistra sistematicamente diffidente e ostile, a partire proprio da Paccino18.

A guardare queste lettere di quasi mezzo secolo fa alla luce dell’evolvere inarrestabile della crisi ambientale globale viene da pensare che tanto la nettezza teorica e politica di Dario Paccino quanto la generosità e l’apertura mentale di Giorgio Nebbia vadano recuperate come risorse imprescindibili per continuare l’impegno per la salvezza del pianeta e dell’umanità.


Dario Paccino a Giorgio Nebbia, 12.10.1971

Carissimo Giorgio,

grazie della tua cortese, sollecita risposta al mio invito al Gramsci.

Il convegno sarà tenuto alle Frattocchie dal 5 al 7 novembre. Ti farò mandare l’invito.

Non entro in merito circa l’impostazione “moderata e socialdemocratica”. Che il PCI sia moderato e socialdemocratico, non c’è dubbio. Che cosa non sia, ecologicamente, moderato e socialdemocratico lo dico nel libro che pubblicherà Einaudi.

Mi sarebbe gradito fartelo leggere prima della pubblicazione, poiché devo attaccare quelle che tu definisci posizioni radicali, e che per me fanno parte invece dell’armamentario borghese. Mi spiace travolgerti indirettamente nella mia critica, ma è per quel principio dell’importanza dell’amicizia di Platone, ma della maggiore importanza dell’amicizia della verità. E la verità, per me, è che senza un ribaltamento dell’economia politica, tutte le posizioni filosofiche, comprese quelle ecologiche, sono sovrastrutture dell’economia borghese: economia che non si muove con le belle idee ma con la lotta (contraddittoria fin che vuoi, ma lotta) del proletariato.

Dette così le cose possono anche avere l’aria di rigurgito ottocentesco. La realtà però ci mostra che giornalmente crepano di fame (secondo le statistiche) diecimila persone, per cui non dev’essere anacronistico impostare la filosofia sulla lotta perché il prossimo non crepi più di fame.

Bando per ora al libro (lo leggerai, e mi attaccherai a tua volta, e farai bene: l’importante è che sia fatto con la pulizia che caratterizza i nostri rapporti).

Non parlare solo di difesa, parla anche di razionale amministrazione (ma razionale per chi? per il padrone o per gli amministrati, ché ho il dubbio che anche la razionalità ha una divisa di classe).

Sindacati. Ti mando la copia della lettera scritta ai sindacati. Pensa quindi quanto mi interessa la cosa (anche se i sindacati sono ormai seduti). Se il convegno si farà, dovresti farla da protagonista, se sei d’accordo.

Grazie per gli articoli. Li leggerò, e ti farò sapere la mia opinione, oppure ti rimanderò al libro.

Vedi che ancora torna il libro! A proposito: un punto che dovresti aiutarmi a chiarire è questo (se lo farai, citerò la tua opinione, questa volta positivamente!): prodotti di sintesi ed energia nucleare sono da mettere al bando nonostante lo sconquasso economico che ne deriverebbe, oppure si tratta di elementi che, se tolti dalle mani del padrone, potrebbero essere utilizzati con cautela? Il che rientra nel più vasto problema: fino a che punto l’industria (anche se sottratta al padrone) può aiutarci ecologicamente, e dove invece dev’essere limitata se si vuol evitare l’ecocatastrofe?

La Nuova, Italia di Firenze mi ha proposto la stesura di un libretto di ecologia quale testo di lettura per le prime tre medie. Lo farò appena ne avrò il tempo. Ho fatto però presente che se tu avessi voglia, potresti scrivere eccellenti cose sulla chimica e su tanti altri argomenti.

Questi libretti devono essere contenuti nelle sessanta-sessantacinque cartelle dattiloscritte. Compenso: duecentomila lire. Se la cosa ti interessa, dimmelo, che ti metterei in contatto con il dirigente della Nuova Italia che si occupa dell’iniziativa.

Caro Giorgio, ho scritto la presente di corsa, facendo come al solito casino. Scusami, voglimi bene. Ti ricordo con affetto. Ciao.

Dario

All. 1. Mozione approvata a Torino

All. 2. Lettera ai sindacati

All. 3- Lettera si sindaci.

Perché non fai qualcosa per Natura-Società?



Giorgio Nebbia a Dario Paccino, 15.10.1971

Carissimo Dario,

non ricevuto risposta alla mia lettera del 4 ottobre; qualcuno però mi ha detto che il mio nome era inserito fra quelli del convegno dell’Istituto Gramsci e quindi credo che la mia lettera sia arrivata.

Avrei avuto piacere di conoscere il programma dettagliato e gli altri relatori: puoi farmi scrivere?

Ti mando il testo provvisorio del mio intervento. Se sarà riprodotto ti prego di farmene riservare alcune copie in più; se sarà fatto un fascicolo dovrò rivedere e aggiornare il testo.

Grazie, se puoi fammi sapere qualcosa e gradisci intanto molti affettuosi saluti anche dai miei e per i tuoi.

Giorgio


Dario Paccino a Giorgio Nebbia, 29.10.1971

Caro Giorgio,

ti mando qui unita la copia di una scaletta di relazione per il convegno del 6-8 novembre prossimo sul tema “uomo, natura, società”. Come vedi, è previsto un gruppo di esperti. Per l’acqua, si è pensato a te, autorevolissimo in materia, ma non so se la cosa possa interessarti, sia per l’impostazione della relazione (anche se è evidente che gli studiosi non hanno in merito alcuna responsabilità, essendo il loro un contributo tecnico), sia per i molti impegni che hai, di ben più grave momento. Comunque, qualora ne abbia voglia, e non ti manchi il tempo, dovresti mandarmi 5-6 cartelle entro il 10 ottobre. Ti sarei grato se in ogni caso vorrai scrivermi se posso o no contare sulla tua collaborazione. (Gli altri studiosi sarebbero, sempre che accettino: Giacomini e Bettini19. C’è inoltre il problema del geologo, che non abbiamo ancora designato, non sapendo a chi affidarci per informazioni sicure circa la conservazione del suolo nei rapporti con l’assetto del territorio).

Ti giungano i miei più cordiali saluti. Arrivederci,

Dario

PS - Oltre che il mio testo, includo anche il promemoria dell’arch. Sebasti20, molto più tecnico, e che perciò dà già un’idea di ciò che dovrà essere lo sviluppo dei concetti per la parte urbanistica.


Giorgio Nebbia a Dario Paccino, 4.11.1971

Carissimo Dario,

solo stamattina ricevo la tua gentile lettera del 29 ottobre. Ti ringrazio e certamente aderisco al tuo invito a partecipare al convegno indetto per il 6-8 novembre prossimo dall’Istituto Gramsci.

Perché non dovrebbe interessarmi la cosa, per la sua impostazione moderata e socialdemocratica? Pazienza, bisogna fare anche questo. Comunque cercherò di essere più provocatorio che posso e mi preparerò bene.

A me va bene l’argomento della “difesa delle risorse idriche e assetto del territorio”, ma, se sei d’accordo con me, vorrei parlare non solo di “difesa”, il che fa pensare agli inquinamenti, ma piuttosto della razionale amministrazione delle risorse idriche e dell’influenza che tale amministrazione può avere sull’utilizzazione del territorio.

Se credi, perciò, al posto di “difesa” forse si potrebbe mettere “utilizzazione” comprendendo sia una nuova politica dell’uso delle risorse che una politica di lotta al deterioramento e agli inquinamenti.

La possibilità di incontrare Giacomini e Bettini mi va benissimo; non so suggerire nessun geologo; quei pochi che conosco sono legati ad interessi settoriali di enti o privati.

A me interessa in particolare la discussione che spero sia possibile sul primo punto, quello della mistificazione dell’ecologia. Vorrei comunque chiarire che non tutti, fra noi, nel dibattito ecologico “volutamente” non sfiorano gli aspetti concreti. Ho meditato a lungo su questo e spero che il dibattito contribuisca a chiarire le idee.

Adesso altre due brevi cose. Nell’ultimo numero di “Natura/Società” l’articolo di Peyronel21 prospettava la necessità di incontrare i lavoratori, un discorso che del resto avevamo da tempo fatto anche noi due. Dopo il contro-comizio in occasione delle elezioni, adesso questo incontro l’abbiamo fatto coi lavoratori dell’ENEL. È poco, ma è un inizio. Ti mando una breve nota distribuita dagli organizzatori.

Ti mando anche un saggio che “Il Popolo” ha pubblicato a puntate nelle scorse settimane e che forse ti interesserà.

Molti cari saluti a te e ai tuoi anche a nome dei miei. Affettuosamente

Giorgio


Dario Paccino a Giorgio Nebbia, 14.11.1971

Caro Giorgio,

ti mando la relazione del Gramsci, come d’accordo. Unisco pure un corsivo, che ho scritto per il prossimo numero 41 N-S, e che penso ti interesserà in modo particolare.

Ciao. Arrivederci a Milano.

Dario


Tutela dell’ambiente e assetto del territorio ce li manderebbe in galera il Pci gli inquinatori? [allegato alla lettera di Dario Paccino a Giorgio Nebbia del 14.11.1971]

L’Istituto Gramsci ha organizzato alle Frattocchie (Roma) un convegno sul tema svoltosi dal 5 al 7 novembre scorso. Una manifesta­zione interessante anche per­ché dimostra che ne è passata dell’acqua sotto i ponti da quando Fortebraccio, dopo la conferenza di Strasburgo, scrisse sull’Unità che la natura non gli interessava, non essendo interessati ad essa i metalmeccanici.

Sul piano teorico si è riconosciuto che conce­pire la natura come puro antefatto, come ha fatto Gramsci, è in definitiva idealismo. Come non c’è l’uomo esclusivamente naturale, così non c’è l’uomo esclusivamente sociale.

Questo in sostanza è stato detto, e questo è molto positivo.

Altro aspetto positivo del convegno: il proposito di investire il partito comunista della problematica ecologica. Bisognerà vedere, naturalmente, come ne sarà “investito”, e con quali finalità pratiche. Comunque è interessante che il dibattito ecologico entri in un partito di massa come il PCI.

Quel che non ci ha convinti è la timidezza del Gramsci per qualsiasi sortita sul piano pratico. È stata fatta la proposta da due relatori di votare una mozione che sot­tolineasse la necessità, per la tutela ambientale, di un as­setto territoriale regolato da una legge urbanistica che sancisca il controllo pubblico dell’uso del terri­torio: e la proposta è stata elusa.

D’altra parte è stato sottolineato dal segretario del Gramsci, Franco Ferri, il pericolo che la lotta contro gli inquinatori privi del pane gli operai, specie se dipen­denti da piccole aziende. Pericolo riecheggiato anche nel discorso conclusivo di Giovanni Berlinguer.

Che nella realtà tale pericolo sussista è indubbio. Ma non può non sorprendere che un grande partito come il PCI non abbia una sua proposta per contrastare chi, piccolo o grande, fa valere il ricatto: “Se non mi lanciate inquinare, chiudo la fabbrica.”

Giorgio Nebbia, che non è comunista, parlando il 2 ot­tobre scorso al circolo ricreativo ENEL di Bari sul tema l’ambiente e i sindacati ha detto: “La parte più greggia dell’establishment economico o aspetta che la tempesta (ecologica) passi, o ricor­re al vecchio discorso ricattatorio, inventato fin dagli inizi della rivoluzione industriale ad ogni proposta di riforma: io, imprenditore, offro posti di lavoro: che cosa sono queste storie dell’ambiente che mettono bastoni fra le ruote, fanno aumentare i costi, non permettono di resistere alla concorrenza? Se volete i depuratori, i cicli produttivi puliti, la difesa dell’ambiente, non posso più produrre, chiudo la fabbrica, licenzio gli operai. Ed ecco che i sindacati, il cui fine prioritario è quello dell’occupazione, finiscono talvolta par fare il gioco del più miope padronato che, in cambio di pochi posti di lavoro, avvelena l’aria e le acque assicurandosi profitti in condizioni che gli sarebbero negate nelle altre parti d’Europa, senza rendersi conto che il deterioramento dell’ambiente ricade più pesantemente proprio sui figli dei lavoratori e dei poveri.”

Fin qui Nebbia, ma non sono gli stessi sindacati a portare avanti la giusta richiesta dei lavoratori di smetterla con la “monetizzazione” della salute, che in parole povere significa per l’appunto farla finita col ricatto “inquinamento o fame”? Perché dunque tanta timidezza nel Gramsci?


Giorgio Nebbia a Dario Paccino, 19.11.1971

Carissimo Dario,

prima di tutto grazie per la compagnia e scusa se sono un po’ lavativo. Grazie per l’invito a Milano; è confermato che terrò la relazione, di circa 30 minuti, su “Energia e conservazione”, la mattinata del 1° dicembre alle 9. Penso che arriverò la sera prima.

Ti ringrazio anche per l’invio del corsivo di “Natura/Società” e per la citazione delle mie parole. Ti ringrazio anche per la relazione Paccino/Sebasti. Ho visto Sebasti ieri sera a una riunione dell’ISPE.

Arrivederci presto, attendo notizie del tuo libro in cui mi distruggi ... Mercoledi prossimo la libreria Laterza, nel ciclo incontri con l’autore, mi ha invitato a parlare sulla “società dei rifiuti”, il titolo di un libro che sto preparando come paperback per loro e che apparirà nei prossimi mesi.

Cose care alla Signora e al figliolo e a te anche da parte dei miei che vi ricordano nella speranza di prossimi pranzi luculliani offerti dalle regioni italiane (se mi fai invitare ...).

Giorgio


Giorgio Nebbia a Dario Paccino, 23.12.1971

Carissimo Dario,

da tempo non ho avuto tue notizie; non ho saputo, per esempio, se la mia relazione su energia e conservazione è stata letta alla Mostra di Milano, se è stata presentata per gli atti, eccetera.

Di tutti gli altri progetti per il 1972 non ho ugualmente saputo niente. Dammi anche brevemente tue notizie, anche del libro.

Intanto a te, alla Signora e a tuo figlio, da tutti e tre i Nebbia, molti affettuosi auguri di ogni bene per il prossimo anno e grazie per le vostre cortesie e per la vostra amicizia.

Giorgio


Giorgio Nebbia a Dario Paccino, 7.7.1972

Carissimo Dario,

grazie per avermi fatto inviare una copia del tuo libro; non sono ancora riuscito a leggerlo tutto perché va meditato e letto con grande attenzione, ma credo di poter dire che si tratta veramente di una delle più attente e interessanti analisi delle varie correnti culturali che girano, a dritto e a storto, intorno a questo imbroglio ecologico.

Ti ringrazio per aver dato importanza alle mie parole, anche se lo meritavano poco, e di averle analizzate e criticate con grande franchezza e come speravo da un amico. Io stesso sono stato e sono, come ben sai, turbato nella ricerca di comprendere la verità e probabilmente ho detto e scritto cose talvolta in contraddizione, ma solo nella ricerca di una via per evitare che l’ecologia fruttasse ancora, come giustamente dici, “al padrone” e fregasse ancora una volta i deboli, i poveri.

Mi propongo di leggere con maggiore attenzione il libro e di scriverti e scriverne una recensione. Mi auguro intanto di farti cosa gradita inviandoti qualche altro foglio di carta stampata, nella speranza che voglia discuterla e criticarla se occorre.

Ti ripeto comunque ancora il mio grazie più vivo e la speranza che si presenti qualche occasione ancora per riprendere il discorso. Molte care cose a tua moglie e a tuo figlio anche dai miei e in particolare a te da

Giorgio


Dario Paccino a Giorgio Nebbia, 25.7.1972

Caro Giorgio,

la tua lettera del 7 luglio scorso mi ha fatto molto piacere: a) per i giudizi che esprimi, b) perché hai compreso lo spirito con cui ho fatto il tuo nome, e) perché è una lettera gentilissima, nonostante il fatto che io non ti abbia più scritto da tanto tempo.

Ho avuto da fare da non vederci più; inoltre mio figlio è stato dentro sotto l’accusa di averle date ai fascisti (accu­sa purtroppo falsa), e siamo in attesa di processo, tutto un insieme di cose. Ma non è vero che non abbia più pensato a te, e infatti a Milano ho detto che avrei potuto proporti una relazione di estremo interesse, e poiché erano ben lieti che ci fossi anche tu, ti ho fatto subito telefonare da mia moglie, (Devo anche ringraziarti per questo: per aver accettato di prendere parte al congresso.) Quanto al mio libro, Einaudi ha stampato più di 22.000 copie, e pare stia andando molto bene (“Panorama” lo dà fra i cinque libri di saggi più letti in questo momento). Ma se anche fosse veramente riuscito, penso che il padrone se ne infischi lo stesso. Gli unici difensori dell’ecologia, in questo momento, sono i vietcong: il resto, come diceva Amleto, sono words, words, words, comprese le filippiche di Paccino.

Se potrai fare una recensione sul “Giorno”, mi farai piacere; se non potrai, pazienza. Comunque potresti intervenire nel di­battito che apriremo col numero di settembre ottobre su due libri che indicano soluzioni ecologiche sul terreno pratico: La morte ecologica e L’imbroglio. L’articolo sulla Morte lo scriverà il Peyronel, convinto che si tratti del libretto di Mao dell’ecologia. Dell’Imbroglio parlerà invece Giacomini, che ha espresso sul mio libro giudizi positivi. Tanto meglio se anche tu dirai la tua. L’annuncio del dibattito è nel nume­ro testé uscito, che dovrebbe arrivarti da un giorno all’al­tro (p.15).

Approfitto della presente per mandarti il programma del congresso. I relatori potranno scrivere tutto ciò che vorranno: pregheremo però tutti di parlare per non più di venti minuti. Se avremo in tempo le relazioni (entro il 20 settembre) le stamperemo, pubblicandole poi negli atti.

Ciao Giorgio. Grazie di tutto.

Dario

All. Programma di Milano


Dario Paccino a Giorgio Nebbia, 31.8.1972

Caro Giorgio,

spero che abbia ricevuto la mia del 25 luglio scorso, e che la relazione che devi fare per noi (una della più impegnative del congresso) non ti porti via troppo tempo. Ti scrivo per questo. Poiché L’imbroglio sta andando molto bene, e pare convinca anche chi non parte dalle mie premesse filosofiche, vorrei cercare di profittare di questa occasione per prendere contatti con un editore, e proporgli la trasformazione di Natura Società in qualcosa di analogo a New Scientist.

Naturalmente della cosa si dovrebbe parlare in Consiglio, e d’altra parte occorrerebbe un editore che, pur senza andare contro i propri interessi, si faccia carico dell’iniziativa, lasciandoci nello stesso tempo carta bianca, per poter essere spregiudicati e cattivi quanto occorre. Tu avresti un consiglio da dare?

Ho letto la tua presentazione della Morte ecologica, che ho trovato (la presentazione) impeccabile: la Morte invece mi pare il rifacimento in sedicesimo della Repubblica di Platone, salvo che al posto dei filosofi pullulano ecologi e capitalisti (naturalmente buoni e comprensivi).

Ciao. Arrivederci, Affettuosi saluti.

Dario


Note

1 Valerio Giacomini (1914-1981), botanico ed ecologo, docente in vari atenei italiani, dal 1975 a Roma. Presidente della Federazione nazionale Pro natura dal 1969 al 1979, autore dell’influente volume Uomini e parchi, Milano, Angeli, 1982, con Valerio Romani. Si veda Augusto Pirola, “Valerio Giacomini (1914-1981)”, “Altronovecento”, II (2000), url http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=2&tipo_articolo=d_persone&id=78 .

2 D. Paccino, L’imbroglio ecologico, cit.

3 Dario Paccino, Arrivano i nostri. Storia dei pellerossa, Milano, Edizioni Avanti, 1956.

4 Mario Lodi e Dario Paccino, Alla scoperta della natura, Bologna, Calderini, 1966.

5 Andrea Poggio, Ambientalismo, Milano, Editrice Bibliografica, 1996, pp. 22-26.

6 Fondazione Luigi Micheletti, Brescia. Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza W. Giorgio Nebbia a Fulco Pratesi, 24.8.1968.

7 Fondazione Luigi Micheletti, Brescia. Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza FA FE. Giorgio Nebbia alla sede centrale di Pro Natura Italica 26.7.1969.

8 L. Piccioni, Chiesa ed ecologia, cit.

9 L’uomo e l’ambiente: una inchiesta internazionale, cit.

10 Tutte provenienti da Fondazione Luigi Micheletti, Brescia. Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia. Corrispondenza, fasc. F.

11 E. Goldsmith, R. Allen, La morte ecologica, cit.

12 Istituto Gramsci, Uomo natura società, cit.

13 Più in generale su questo argomento si può vedere la sintesi di Michele Citoni e Catia Papa, Sinistra ed ecologia in Italia 1968-1974, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2017 (“Quaderni di altronovecento”, n. 8, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=35&tipo_articolo=d_editoriale ) che dedica peraltro largo spazio al pensiero e alle iniziative di Paccino.

14 Si veda - tra i tanti esempi possibili - Giorgio Nebbia, “Ecologia e comunismo. Ma davvero non avevano capito niente?”, in Id., Scritti di storia dell’ambiente, cit., pp. 91-108, testo di una conferenza tenuta all’università di Siena il 17 maggio 1995.

15 Non deve mai dimenticare che Giorgio Nebbia è stato un estimatore e un divulgatore in Italia dell’opera di Nicolas Georgescu-Roegen secondo il quale “qualsiasi processo che fabbrica merci e cose materiali impoverisce, insomma, la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità di produrre altre merci e cose materiali” come ricordò lo stesso Nebbia nell’articolo “Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994)”, “Altronovecento”, II (2000), n. 4 (http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=4&tipo_articolo=d_persone&id=64 ). Nebbia scrisse peraltro la lunga e densa “Introduzione” a Nicholas Georgescu-Roegen, Energia e miti economici, Torino, Bollati Boringhieri, 1998, p. 7-21.

16 Giorgio Nebbia, “Presentazione”, in Barry Commoner, Il cerchio da chiudere, Milano, Garzanti, 19862, p. 7-20.

17 Sulla ricezione italiana del primo rapporto al Club di Roma si può vedere Luigi Piccioni e Giorgio Nebbia, I limiti dello sviluppo in Italia. Cronache di un dibattito 1971-1974, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2011 (“Quaderni di altronovecento”, n. 1, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/Default.aspx?id_articolo=18 )

18 Si veda la dura stroncatura di Dario Paccino ai Limiti dello sviluppo contenuta nell’articolo “Il padrone ecologo”, “Quaderni piacentini”, XII (1973), nn. 48-49, pp. 97-106.

19 Virginio Bettini (1942), geografo, docente all’Iuav di Venezia, fondatore e direttore negli anni 1971-73 della rivista “Ecologia”, parlamentare europeo eletto nei Verdi arcobaleno per gli anni tra il 1989 e il 1994. Nota del curatore.

20 Rinaldo Sebasti (1934), architetto, fece parte dal 1968 dello staff urbanistico del Ministero dei lavori pubblici e di quello del Cnr che nel 1971 elaborò il programma per la carta dei biotopi da proteggere. Nota del curatore.

21 Bruno Peyronel (1919-1982), botanico, docente nell’ateneo torinese. Tra i protagonisti della trasformazione, nel 1959, del Movimento italiano per la protezione della natura nella Federazione nazionale Pro natura. Si veda Walter Giuliano, Tra natura e società. L’impegno ambientalista di Bruno Peyronel, Torino, Pro natura, 1993. Nota del curatore.