Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Numero
28
February 2016
Numero monografico
Sommario
Editoriale
Saggi
Le aree naturali protette in Italia: un dibattito, di Luigi Piccioni, Enzo Valbonesi
Per una storia ambientale della circolazione delle acque nel bacino del Po. Note su una ricerca in corso, di Giacomo Parrinello
Le lotte per la giustizia ambientale in Brasile, di Tania Pacheco
“Contadini e complici”: un dialogo con Ermanno Olmi, di Giorgio Ferraresi
Testimonianza su Ermanno Olmi, di Marco Vitale
Nazione, patrimonio, paesaggio: alle origini del moderno ambientalismo in Europa 1865-1914, di Luigi Piccioni
La sconfitta dell’homo oeconomicus, di Marco Vitale
Una nuova Gilded Age? Grande impresa e democrazia negli Stati Uniti contemporanei, di Ferdinando Fasce
Il disagio della “totalità” e i marxismi italiani degli anni ’70 , di Roberto Finelli
Un parricidio compiuto. Il confronto finale di Marx con Hegel. Intervista a Roberto Finelli, di Ambrogio Garofano
Nell’ex Caffaro di Brescia l’“università del disastro tecnologico”, di Marino Ruzzenenti
Du nouveau sous le soleil, di Sophie Pehlivanian, Cesare Silvi
Clima e cibo, di Giorgio Nebbia
Il “diesel” fraudolento, di Giorgio Nebbia
Merci dalla biomassa, di Giorgio Nebbia
Tutta energia rinnovabile, di Giorgio Nebbia
OGM, di Giorgio Nebbia
L’insostenibilità della sostenibilità, di Giorgio Nebbia
La Terra è di Dio, di Giorgio Nebbia
Persone
Alfonso Draghetti (1888-1960): le radici dimenticate (ma molto attuali) del movimento biologico in Italia, di Alberto Berton
Geber (722-815), di Giorgio Nebbia
S.G. Thomas (1850-1885), di Giorgio Nebbia
Maria Telkes (1900-1995), di Giorgio Nebbia
Carla Ravaioli (1923-2014), di Giorgio Nebbia
Carl Djerassi (1924-2015), di Giorgio Nebbia
Antonio Moroni (1925-2014), di Giorgio Nebbia
Cose
Carbonella, di Giorgio Nebbia
Carburo, di Giorgio Nebbia
Hamburger, di Giorgio Nebbia
Metalli insanguinati, di Giorgio Nebbia
Ricordando il petrolio, di Giorgio Nebbia
Potassio, di Giorgio Nebbia
Vetro, di Giorgio Nebbia
Letture
Le tre agricolture, l’Expo e alcuni dubbi, di Mimmo Perrotta
Roberto Finelli, ‘Un parricidio compiuto. Il confronto finale di Marx con Hegel’, Jaca Book, Milano 2014, di Oscar Oddi
Socialismo o astrazione? Note sul libro di Roberto Finelli, ‘Un parricidio compiuto. Il confronto finale di Marx con Hegel’, Jaca Book, Milano 2014, di Mario Pezzella
Il socialismo della Comune. A partire da un libro di Kristin Ross, di Mario Pezzella
Qualche volta il lupo c’è davvero, di Giorgio Nebbia
‘La contestazione ecologica. Storia, cronache e narrazioni’ di Giorgio Nebbia, a cura di Nicola Capone, La scuola di Pitagora, Napoli 2015, di Luigi Piccioni
Ugo Leone, ‘Fragile. Il rischio ambientale in Italia’, Carocci, 2015, di Giorgio Nebbia
Documenti
Principi di fisiologia dell’azienda agraria. Prefazione, di Alfonso Draghetti
I Parchi italiani, una crisi drammatica di sopravvivenza. Bisogna salvarli, di Giorgio Nebbia
Ugo Leone, ‘Fragile. Il rischio ambientale in Italia’, Carocci, 2015
di  Giorgio Nebbia

Lunghe successioni di settimane calde, interrotte da brevi tempeste improvvise, da improvvise nevicate e alluvioni, conferma che qualcosa sta cambiando nel nostro pianeta. Aumenta la temperatura dei mari con mutamenti delle correnti, comparsa e scomparsa di specie marine, modificazioni del pescato; diminuisce la superficie dei ghiacci presenti sul pianeta con aumento del volume e diminuzione della salinità dei mari; cambia il ciclo planetario dell'acqua, per cui lunghe siccità mettono in ginocchio l'agricoltura e la vita in molte parti del pianeta, accompagnate da estesi incendi, mentre altrove piogge intense allagano campi e città.

Anche il nostro paese appare sempre più "fragile"; è il titolo del libro del prof. Ugo Leone, docente di geografia nell'Università di Napoli e instancabile autore di scritti e libri sullo stato dell'ambiente in Italia e nel mondo. Il libro ricostruisce le cause di tale fragilità italiana e planetaria da quando i nostri predecessori, pochi milioni di persone, sono diventati agricoltori e allevatori, fino alla rivoluzione industriale e tecnologica, iniziata duecento anni fa. Il progresso tecnico-scientifico ha permesso, al 20 percento degli attuali settemila milioni di terrestri, di avere case calde d'inverno e fresche d'estate, cibo e energia e merci, di muoversi e di conoscere altre persone e paesi e andare in vacanza. Purtroppo l'aumento del benessere economico e merceologico è inevitabilmente accompagnato da una modificazione dell'ambiente sotto forma di prelevamento dalla natura di acqua, minerali, rocce, combustibili, di diminuzione della superficie delle terre coltivabili e delle foreste, di immissione nella natura di fumi, liquidi inquinati, rifiuti solidi nocivi, di alterazione delle valli, delle colline e delle coste per far spazio a edifici e strade, spesso costruiti in luoghi che intralciano il moto naturale delle acque, con conseguenti frane e alluvioni.

Il libro del prof. Leone elenca l'aumento del rischio territoriale in Italia e soprattutto fornisce delle ricette per diminuirlo. La prima ricetta consiste nella necessità di conoscere la base fisica del territorio sui cui si svolgono le attività umane, e qui la geografia rappresenta un insostituibile strumento; la seconda consiste nel "prevedere e prevenire" un tema a cui è dedicata la seconda metà del libro, e nel comunicare l'esistenza dei rischi.

La conoscenza del rischio può, in molti casi, suggerire di "non fare", nel nome della sicurezza presente e futura degli abitanti, certi interventi che sembrano desiderabili per il progresso economico, cioè per l'aumento del Prodotto Interno Lordo PIL italiano che invece impone di fare nuove opere e innovazioni e aumento delle produzioni e dei consumi di beni materiali. Per mettere a tacere chi chiede una maggiore precauzione nelle scelte economiche, i governi e gli imprenditori devono convincere i cittadini che molte delle denunce di rischi ambientali sono immotivate o sopravvalutano fatti poco rilevanti, o addirittura sono dovute ad ignoranza e ad un'irragionevole sfiducia verso il progresso scientifico e tecnico. Alcuni studiosi sostengono, per esempio, che le stranezze climatiche ci sono sempre state e non sono dovute ai gas immessi nell'atmosfera dalle centrali e dalle automobili, che le coltivazioni con piante geneticamente modificate producono alimenti del tutto sicuri, e anzi consentono di aumentare le rese agricole e quindi contribuiscono a sfamare le popolazioni povere, eccetera. E' un delicato ed eterno scontro fra valori, quello del "benessere" attraverso l'aumento della produzione di merci e di denaro e quello del dovere di assicurare alle persone, oggi e in futuro, un mondo più sicuro.

Quasi mezzo secolo fa l'enciclica "Populorum progressio", sullo sviluppo dei popoli, di Paolo VI ricordava che: "Non basta promuovere la tecnica perché la terra diventi più umana da abitare" un pensiero ribadito ancora più energicamente nell'enciclica di Papa Francesco "Laudato si'". Da alcuni viene obiettato che i papi si occupino delle cose del cielo, perché delle cose della terra si occupano economisti e governanti e imprenditori; questi peraltro faranno bene a non sottovalutare, o irridere, le voci del dissenso perché non è detto che essi abbiano sempre ragione, che tutte le scelte del "fare" siano sempre "buone" e prive di effetti negativi.

Se è vero che in alcuni casi gli allarmi sono o si sono rivelati infondati, è altrettanto vero che si può fare un lungo elenco di scelte apparentemente "economiche" che si sono tradotte in disastri ambientali e anche finanziari. E' troppo facile citare i fallimenti delle centrali nucleari e dei depositi di scorie radioattive: fra le scelte sbagliate ci sono strade che hanno tagliato le colline e sono state spazzate via dalle frane; villaggi turistici e quartieri urbani costruiti nei luoghi sbagliati e allagati da alluvioni; laghi artificiali che si sono riempiti di fango anziché di acqua; processi industriali che hanno provocato incendi e inquinamenti dell'aria e delle acque; inceneritori inquinanti e discariche di rifiuti che hanno avvelenato le falde idriche sotterranee. Ogni volta qualcuno aveva protestato ed è stato zittito come nemico dei governanti e del progresso. Il prof. Leone raccomanda giustamente una buona informazione per distinguere fra rischi reali e rischi immaginari; qualche volta qualcuno grida "al lupo al lupo" e il lupo non c'è, ma molte volte il lupo c'è davvero.