Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista online promossa dalla Fondazione Luigi Micheletti

Antonio Cederna (1920-1996)
di  Giorgio Nebbia

La scomparsa di Antonio Cederna, nell’agosto del 1996, ha rappresentato una perdita incolmabile  non solo per coloro che combattono per  la difesa dei beni storici e naturali italiani, ma per  la società civile, intesa come quell'insieme di  cittadini che credono fermamente che l'Italia possa diventare  un paese moderno, civile, appunto, e che ciascuno possa  e debba  dare  personalmente  un  proprio  contributo  al cambiamento.

Ad un conoscente superficiale Cederna  poteva dare l'impressione di un uomo scontroso, sempre scontento e pronto a protestare; in realtà la sua forza e importanza  stava proprio nell'avere scelto di vivere secondo l'invito di Martin Luther King: "Fratelli, vi prego, siate sempre indignati".

Questa indignazione ha caratterizzato tutto il lavoro e l'impegno  di Cederna come scrittore, giornalista, come persona  impegnata politicamente (deputato della  Sinistra indipendente, consigliere comunale a Roma), come fondatore e vicepresidente di Italia Nostra.

E  un uomo di cultura, che ha attraversato la  seconda metà del Novecento, ne ha ben avuti di motivi di indignazione, davanti all'assalto del territorio italiano e dei  centri storici da  parte  della  volgare arroganza  dei nuovi ricchi, davanti alla miopia  delle amministrazioni pubbliche.

Molte delle sue testimonianze sono raccolte nei  libri, alcuni dei quali resteranno fondamentali per chi  vorrà conoscere la storia dell'Italia dell'ultimo mezzo secolo.  Ma la parte più ricca e, per me, più  bella  ella lunga battaglia civile di Cederna, va  ancora  cercata nelle migliaia di pagine dei suoi articoli, apparsi nei quotidiani  e nelle riviste, in  cui  trasferiva,  con rabbia e passione,  la denuncia quotidiana dell'erosione delle spiagge, della distruzione  dei  monumenti, dell'assalto  della motorizzazione selvaggia ai  centri urbani, della distruzione dei boschi e delle valli, con particolare amore per la sua Valtellina. Cederna aveva previsto la catastrofica alluvione del 1987  in  tanti articoli  in  cui  aveva denunciato i pericoli della "modernizzazione"  sportiva a spese  della  distruzione dei boschi e dell'abbandono delle valli all'erosione  e alle frane.

Quando, e se, qualcuno avrà voglia di creare un  archivio storico dei movimenti di difesa  della  natura e dell'ambiente, la raccolta completa degli scritti e degli interventi di Antonio Cederna offrirà una  insostituibile fonte di  informazioni, di  osservazioni sempre acute e di grande e profonda cultura, ma soprattutto una grande fonte di educazione.

Il valore educativo di Cederna stava proprio nel  fatto che  la  sua indignazione era un continuo  invito  alla speranza e alla lotta, nella convinzione che la  protesta  civile è l'unica condizione per il  progresso.  Un progresso fatto non dal possesso di merci e dall'esibizionismo, ma rappresentato dai reali valori, fra cui il silenzio, la bellezza del mare e dei boschi, la capacità di riconoscere i segnali lasciati dalle  generazioni del passato, da trasmettere alle generazioni future.

La voce di Antonio Cederna sarebbe stata tanto più necessaria  proprio in questi anni della fine del Novecento e dell’inizio del duemila, in cui in tanti si sforzano di far credere che tutti i gatti sono grigi, in cui tutti sembrano amici di tutti, e in questa indifferenza e distrazione generale finiscono per avere mano libera quei "vandali in casa" che Cederna ci  ha insegnato a riconoscere nel corso di oltre  quarant'anni.

Fra i molti scritti di Cederna - migliaia di articoli apparsi su il Mondo, sul Corriere della Sera, su La Repubblica, su l’Espresso e altrove - si possono ricordare i libri:

“I vandali in casa”, Bari, Laterza, 1956

“La distruzione della natura in Italia”, Torino, Einaudi,  1975

“Brandelli d’Italia: come distruggere il bel paese”, Roma, Newton Compton, 1991.