Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista online promossa dalla Fondazione Luigi Micheletti

Kenneth Boulding (1910-1993)
di  Giorgio Nebbia

Sia pure in modo pittoresco chiamerò ‘economia del cowboy’ l’economia aperta; il cowboy è il simbolo delle pianure sterminate, del comportamento instancabile, romantico, violento e di rapina che è caratteristico delle società aperte. L’economia chiusa del futuro dovrà rassomigliare invece all’economia dell’astronauta: la Terra va considerata una navicella spaziale, nella quale la disponibilità di qualsiasi cosa ha un limite, per quanto riguarda sia la possibilità di uso, sia la capacità di accogliere i rifiuti, e nella quale perciò bisogna comportarsi come in un sistema ecologico chiuso capace di rigenerare continuamente i materiali, usando soltanto un apporto esterno di energia” (1).

Il grande dono (degli economisti) al mondo è rappresentato dalle statistiche del reddito nazionale, del Prodotto Interno Lordo (PIL), e della sua crescita percentuale. Però, come ogni economista sa, il calcolo del PIL è un puro esercizio di fantasia e, anche se i numeri fossero veri, il PIL è una ben miserabile misura del benessere. Il PIL può crescere grazie alla corsa agli armamenti o alla costruzione di dighe inutili” (2).

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è come la regina rossa del racconto di Alice ‘Al di là dello specchio’: corre più veloce che può e resta sempre ferma al suo posto. Il PIL dovrebbe essere depurato dai costi della produzione di armi e di mantenimento degli eserciti, costi che non hanno niente a che fare con la difesa. Dovrebbe essere depurato anche dai costi del pendolarismo e dell’inquinamento. Quando qualcuno inquina qualche cosa e qualcun altro depura, le spese per la depurazione fanno aumentare il PIL, ma il costo dei danni arrecati dall’inquinamento non viene sottratto, il che, ovviamente, è ridicolo. Ho condotto una campagna per cambiare il nome del PIL in CIL, cioè ‘costo interno lordo’ perché rappresenta quello che dobbiamo produrre per restare al punto di partenza o per fare minimi passi avanti. Il consumo è una forma di degrado, è una cosa negativa, non positiva. Il prodotto fisico finale della vita economica è rappresentato dai rifiuti” (3).

Kenneth Ewert Boulding deve la sua fama più a queste parole, scritte, ristampate e ripetute innumerevoli volte nei trent’anni passati, che alla sua lunga attività di economista e anche di militante dei movimenti pacifisti. Nella metà degli anni sessanta il fatto che un economista affermato, cattedratico universitario, presidente dell’associazione degli economisti americani, ridicolizzasse il significato del prodotto interno lordo, denunciando che esso non è in grado di tenere conto della limitatezza delle risorse naturali, dei danni e costi dell’inquinamento e del degrado ambientale, ebbe un effetto rivoluzionario. Le parole di Boulding, sopra riportate, la critica dell’economia del cowboy, la necessità di considerare il nostro pianeta come una navicella spaziale - Spaceship Earth - rappresentarono una specie di bandiera del movimento ambientalista, della prima “Giornata della Terra” (22 aprile 1970) e aprirono le porte alle riflessioni che, due anni dopo, nel 1972, portarono alla scrittura del libro del Club di Roma sui “limiti alla crescita”.

Boulding era nato a Liverpool nel 1910; laureato a Oxford nel 1931 è poi emigrato negli Stati Uniti nel 1932 dove è stato professore di Economia nella Iowa State University dal 1943 al 1949; professore di Economia alla University of Michigan dal 1949 al 1967 e, dal 1967, professore di Economia nella University of Colorado a Boulder.

A chi vuole sapere di più sulla vita e le opere di Boulding raccomando la visitazione dell’eccellente “sito” in Internet - <http://csf.Colorado.EDU/Authors/Boulding.Kenneth/> - e la lettura della divertente “autobiografia” apparsa in italiano alcuni anni fa (4). Sono apparsi, inoltre, vari interessanti saggi (5)(6)(7)(8) sulla vita e le opere di questo straordinario studioso.

È difficile riassumere in poco spazio gli interessi culturali di Boulding, sempre “eretico” rispetto al pensiero corrente e dominante. I suoi studi vanno dall’economia in generale, all’economia della pace, un tema che rispondeva alla sua posizione di quacchero e di pacifista; gli studi sulla ridistribuzione del reddito e sulla gratuità dello scambio hanno anticipato temi che diventano oggi di attualità; Boulding è stato attivo nei movimenti antinucleari e ha portato un contributo rivoluzionario nel campo dell’economia dell’ambiente.

È stato il primo a considerare, come si ricordava all’inizio, la Terra come un sistema chiuso: solo dalla Terra, proprio come avviene per gli astronauti in una navicella spaziale - Spaceship Earth, appunto - i terrestri possono trarre le risorse necessarie, e solo dentro la Terra possono rigettare le scorie e i rifiuti. Qualsiasi ragionamento, come il mito dell’espansione dei consumi e del prodotto interno lordo dei singoli paesi e mondiale, può portare soltanto ad una crisi più o meno vicina nel tempo.

Tanto più, come disse in una omelia del 16 novembre 1975, che la nave spaziale ha due ponti: nel ponte superiore si trovano gli abitanti opulenti del Nord del mondo; nella stiva la maggior parte dei terrestri, abitanti dei paesi poveri del Sud del mondo, il cui numero aumenta continuamente, come aumenta la consapevolezza delle condizioni inique in cui sono stati finora relegati.

In queste sue anticipazioni, oggi dimenticate o messe a tacere, Boulding ha percorso un cammino parallelo a quello di Nicholas Georgescu-Roegen: un parallelismo di vita e di insegnamento che ha visto questi due studiosi relegati in piccole Università americane, marginali al grande circuito internazionale della grande scienza economica; a nessuno dei due è stato assegnato il premio Nobel per l’economia.

Il lungo cammino umano di Boulding è stato accompagnato da una straordinaria moglie, Elise, che con Kenneth fondò il movimento di ricerche sulla pace e sui conflitti. Un commovente libro è stato pubblicato da Elise, nel 1995, dopo la morte del marito, “The future: images and processes”, London, Sage Publications. La vedova ha voluto che il marito Kenneth figurasse come coautore.

Boulding scriveva poesie, di cui era molto orgoglioso, che “regalava” in ogni occasione e in ogni conferenza a cui partecipava. I suoi “sonetti” sono stati raccolti nel libro: “Sonnets from Later Life (1975-1993)”, pubblicato postumo nel 1994.

 

Note

 

 

(1)  K. Boulding, “”The economics of the coming Spaceship Earth”, in: H. Jarrett (editor), “Environmental quality in a growing economy”, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1966, p. 3-14.

(2) K. Boulding, “The economics of knowledge and the knowledge of economics”, The American Economic Review, 56, (2), 1-13 (Maggio 1966). Testo della conferenza inaugurale della 78a riunione annuale della American Economic Association, New York, 28 dicembre 1965.

(3)  K. Boulding, “Fun and games with the Gross National Product. The role of misleading indicators in social policy”, in: H.W. Helfrich Jr. (editor), “The environmental crisis”, New Haven, Yale University Press, 1970, p. 157-160.

(4)  K. Boulding, “Un’autobiografia bibliografica”, Moneta e Credito, 169, 3-32 (1990).

(5)  C. Kerman, “The life and thought of Kenneth Boulding”, Ann Arbor, University of Michigan Press, 1974.

(6)  V.L. Wilson, “Bibliography of published works by Kenneth E. Boulding”, Boulder, Colorado Associated University Press, 1985. Buona bibliografia delle numerosissime opere di Boulding, che occupano molti volumi di “Collected papers”.

(7)  Nel fascicolo di dicembre 1994, vol. 28, del Journal of Economic Issues vi sono tre articoli di commemorazione di Boulding: R.A.Solo, “Kenneth Ewart Boulding, 1910-1993. An appreciation”, p. 1187-1200; K. Dopfer, “Kenneth Boulding, a founder of evolutionary economics”, p. 1201-1204; L. Randall Wray, “Kenneth Boulding’s grant economics”, p. 1205-1225.

(8)  D.J. Rapport, “In memory of Kenneth E. Boulding”, Ecological Economics, 17, (2), 67-71 (1996).