Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista online promossa dalla Fondazione Luigi Micheletti

Nylon
di  Giorgio Nebbia

Ho davanti una fotografia del 1940: in una strada centrale di New  York  un cordone di polizia tiene a bada una  folla  di persone. Appena otto anni prima, in piena crisi economica, la folla  sarebbe stata costituita da disoccupati.  Quel  giorno del 1940 la folla premeva per entrare nei primi negozi in cui si vendevano le calze da donna fatte con una nuova miracolosa fibra sintetica, il nylon.

In otto anni il "nuovo corso" del presidente americano Roosevelt aveva ridato fiducia al paese, rimesso in moto  l'economia,  spinto  l'industria e le università a  nuove  ricerche, invenzioni  e  produzioni. In questo clima, nei laboratori scientifici della società DuPont un giovane chimico fece  due scoperte  rivoluzionarie: la gomma sintetica clorurata,  neoprene, e la prima fibra sintetica poliammidica, il nylon.

Purtroppo  l'inventore, William Carothers, nato nel  1896  non  era riuscito a vedere il successo del suo lavoro; si era  infatti suicidato nell'aprile del 1937.

La scoperta del nylon ha alcuni aspetti straordinari: già nei decenni  precedenti  erano comparse sul mercato  delle  fibre artificiali, costituite da cellulosa rigenerata o da derivati della cellulosa (i vari tipi di "raion") o da proteine  rigenerate. Negli anni trenta era comparsa qualche fibra sintetica, ma di scadente qualità. Carothers ebbe l'idea di preparare sinteticamente una fibra che avesse una struttura  chimica simile a quella delle proteine che costituiscono la seta e la lana.

Nel  1935 Carothers riuscì, dopo lunghe ricerche  teoriche  e fondamentali  e innumerevoli tentativi, a far combinare uno speciale acido, l'acido adipico, con una  speciale  ammina, l'esametilendiammina, in modo da ottenere una poliammide  con legami  simili a quelli  che si trovano, appunto, nelle  proteine naturali.

La nuova fibra si rivelò una sostanza fuori del comune: aveva la  leggerezza  della seta e la  resistenza  dell'acciaio.  A differenza  di  quanto avviene nelle fibre naturali,  il  cui diametro  è sempre uguale, regolato dalla funzione  biologica del baco da seta o dalla formazione dei peli nelle pecore, la nuova fibra poteva essere preparata con diametri variabili  a piacere:  si potevano ottenere fili sottilissimi  ben  adatti per  la  fabbricazione  di calze da donna, fino  a  fili  più grossi  adatti come setole per gli spazzolini da denti o  per la produzione di reti o addirittura di cordami.

Il 27 ottobre 1938 la DuPont annunciò la scoperta del  nylon, la  fibra "fabbricata da carbone, aria e  acqua",  presentata poi  all'esposizione  universale di New York del 1939. Poco dopo arrivarono nei negozi le prime calze da donna di  nylon, sottili  e trasparenti e resistenti alle  smagliature,  tanto facili  e  fastidiose nelle calze di seta.  L'entusiasmo  dei consumatori  fu così grande che il nylon diede un  contributo anche alla ripresa dell'economia americana.

Il  nylon,  una delle meraviglie del secolo,  scomparve  però  presto dai negozi: era cominciata la seconda guerra  mondiale e  tutto il nylon prodotto fu impiegato a fini militari,  per realizzare  le  corde e le calotte dei paracadute,  i  traini degli  alianti  che permisero lo sbarco delle  truppe  anglo-americane  in Europa, i cordami delle navi e infiniti  altri oggetti.

Finita la guerra, ancora una volta il ritorno delle calze di nylon  nei  negozi fu un segnale della pace e  della  ripresa della vita.

 

Straordinaria  come quella del nylon fu la storia del suo inventore:  diplomato  in ragioneria, Carothers si  laureò e ottenne un dottorato in chimica nel 1924; insegnò  in  varie università  e nel 1928 gli fu offerto di  entrare  nell'industria  DuPont. Carothers accettò solo a condizione  di  poter condurre ricerche di base in piena indipendenza e libertà.

Il patto andò bene soprattutto alla DuPont perché le ricerche di Carothers, ancora oggi fondamentali nel campo delle macromolecole,  portarono ben presto alla scoperta del neoprene  e poi del nylon, inventato nel 1934 e brevettato nel  1936. Nonostante  gli onori e i riconoscimenti  ricevuti  Carothers era sempre scontento e depresso ed ebbe una vita sentimentale travagliata.

A parte la fine prematura del protagonista, la vicenda scientifica  di  Carothers e delle sue scoperte offre  un  piccolo spaccato  di  un tempo di grandi speranze, di coraggio, di voglia di scoprire i segreti della natura e di lungimiranza e successo  imprenditoriale. Che di queste doti ci sia  bisogno anche oggi, nel duemila?