Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista online promossa dalla Fondazione Luigi Micheletti

Acqua
di  Giorgio Nebbia

L'acqua è - per usare un termine tratto dall'ecologia - un "fattore limitante" dello sviluppo. Anche in presenza di altri fattori  - mano d'opera, capitale, terra, minerali, risorse  naturali  -  la scarsità  o  la mancanza di acqua impedisce una vita  domestica  e urbana decente e moderna, l'agricoltura, attività  manifatturiere, turismo.

Benché apparentemente l'acqua sia una risorsa rinnovabile, le  cui riserve  sono continuamente reintegrate attraverso il grande  ciclo naturale  dell'acqua, in molte zone della Terra l'acqua è  scarsa; in altre l'acqua è abbondante, ma la qualità delle riserve  viene continuamente peggiorata dagli inquinamenti e la disponibilità  di acqua  dolce di buona qualità si fa progressivamente  sempre  più scarsa.

Tali  attentati alle risorse idriche, tipico bene collettivo,  sono una forma di violenza: non c'è perciò da meravigliarsi se, per la conquista dell'acqua vengono combattute guerra, proprio come per la conquista di altre materie essenziali per la vita umana.

D'altra  parte l'utilizzazione delle risorse di acqua dolce  -  dei fiumi e del sottosuolo - a fini umani è possibile soltanto  attraverso un progetto di solidarietà: persone che lavorano insieme per sollevare  acqua  dai pozzi, regioni e stati  che  collaborano  per regolare  il flusso dei fiumi ed evitare le alluvioni;  oppure  che accettano regole comuni per diminuire l'inquinamento che  "distrugge" una parte dell'acqua adatta a fini umani.

 

Quanta acqua c'è?

 

Come  è  ben noto, l'acqua è presente sulla  Terra  in  quantità grandissime: 1.400 milioni di chilometri cubi, pari a 1.400  milioni di  miliardi  di  tonnellate. A titolo di confronto  si  pensi  che l'ossigeno  e  l'azoto dell'atmosfera terrestre (i  gas  ugualmente essenziali  per la vita) pesano "appena" 5 milioni di  miliardi  di tonnellate;  tutti gli esseri viventi esistenti sulla Terra  pesano meno  di  1  milione di miliardi di tonnellate;  tutta  la  materia organica fissata e trasformata ogni anno nei grandi cicli  naturali sui  continenti e negli oceani pesa appena 0,2 milioni di  miliardi di tonnellate.

 

Stocks:                                                  Miliardi di t

 

Acqua totale                                      1.400.000.000

 

Acqua dolce nel sottosuolo,

fiumi, laghi, atmosfera                            11.000.000

 

Gas dell'atmosfera                                    5.000.000

 

Biomassa totale                                        1.000.000

 

Flussi:                                                Miliardi di t/anno

 

Precipitazioni totali                                    500.000

 

Precipitazioni sulle terre emerse                 100.000

 

Portatadei fiumi                                            40.000

 

Produttività primaria netta                               200

 

La  maggior  parte dell'acqua sulla Terra è presente nei mari  e negli  oceani sotto forma di soluzione salina con un  contenuto  di sali  che rende l'acqua inadatta per la vita vegetale e  animale  e per le attività umane.

Le acque dolci, cioè a basso contenuto salino, presenti nel sottosuolo  ammontano ad appena 11 milioni di miliardi di  tonnellate  e quelle dei fiumi e dei laghi ad appena 0,13 milioni di miliardi  di tonnellate.

Una parte dell'acqua, circa 500.000 miliardi di tonnellate  all'anno,  è tenuta continuamente in moto da un ciclo di evaporazioni  e condensazioni la cui energia è fornita dal Sole. L'acqua che cade, in media, sulla superficie delle terre emerse  è di circa 100.000 miliardi di tonnellate all'anno, una quantità che corrisponde ad uno spessore di circa 0,7 metri (700 millimetri) per ogni metro quadrato all'anno.

Sembrerebbe molto, ma non bisogna lasciarsi trarre in inganno:  le precipitazioni dipendono dalle condizioni geografiche e climatiche: in  certe  zone  dei continenti cadono anche  2.000  millimetri  di acqua; in altre poche decine di millimetri. In  molte  zone le precipitazioni sono intense, ma  concentrate  in poche settimane o mesi dell'anno.

In  un paese come l'Italia, nel Nord, nella valle attraversata  dal grande fiume Po e dai suoi affluenti, cadono circa 1.000 millimetri di pioggia all'anno; nel Sud cadono circa 500 millimetri di pioggia all'anno.  Eppure la valle padana dista dalla Sicilia appena  1.000 chilometri.

L'evaporazione e le precipitazioni dell'acqua dipendono dall'intensità della radiazione solare, ma anche dalle condizioni dei venti, dalla  presenza  di vegetazione, dallo stato della  superficie  del suolo.

 

L'acqua come fonte di vita

 

Per esempio l'eccessivo sfruttamento economico del suolo -  distruzione  dei boschi, agricoltura intensiva, eccessiva edificazione  -  provoca alterazioni e squilibri nel ciclo dell'acqua:  diminuiscono le precipitazioni e aumenta la richiesta di acqua per l'irrigazione e per le città.

Le  comunità umane, allora,  hanno bisogno di estrarre più  acqua dal sottosuolo, di "importare" acqua da zone lontane,  sottraendola ad altre comunità e ad altri usi; nello stesso tempo le  attività agricole  e  urbane e industriali generano crescenti  quantità  di scorie  e rifiuti che vengono immessi nei fiumi e nei laghi  e  che peggiorano  la qualità delle acque contenute nelle riserve da  cui vengono estratte crescenti quantità di acqua.

Questa è una delle forme di violenza esercitata da alcune  comunità umane nei confronti dell'acqua e nei confronti di altri  esseri umani:  più  domanda,  peggioramento della  qualità,  meno  acqua disponibile, più richiesta di altra acqua, sottratta ad altri.

Una prima linea di azione per combattere la violenza e suscitare un senso  di solidarietà dovrebbe consistere nella  diffusione  della conoscenza  del ciclo dell'acqua non solo a livello planetario,  ma anche a livello di singole comunità o stati.

Sarebbe  così  possibile diffondere la  consapevolezza  che  certi interventi apparentemente "economici" nell'uso del suolo - diboscamento, cementificazione, eccessivo sfruttamento agricolo, eccessiva concentrazione  urbana - fanno aumentare la richiesta dell'acqua  e diminuire la disponibilità di acqua e fanno peggiorare la qualità dell'acqua esistente.

 

 

Acqua per che cosa ?

 

 

La scuola dovrebbe inoltre avere un ruolo fondamentale  nell'informazione  ed educazione sui problemi della scarsità:  quanta  acqua viene usata? da chi? per fare che cosa? come viene usata l'acqua? come uso "io" l'acqua? potrei usarla diversamente?

Per  riconoscere quali usi sono essenziali e quali superflui  bisognerebbe  perfezionare  degli  indicatori  del  valore  dell'acqua, legati alla sua scarsità. Si può per esempio parlare di un "costo in acqua" di un bene o  di un servizio, espresso in termini fisici, "naturali", come litri  di acqua  necessaria per fare una doccia, per produrre un quintale  di grano  o  di  patate o per allevare un maiale,  per  fabbricare  un chilogrammo di zucchero o di acciaio.

Come nel caso di tutte le risorse scarse "varrà" di più una merce o un servizio che hanno richiesto "meno" acqua per unità di utilità umana prodotta.

Una seconda linea d'azione, sulla via della solidarietà,  consiste nello sviluppare forme di informazione ed educazione che  spieghino bene che si aiuta il prossimo se si sfruttano di meno i beni  naturali, in primo luogo l'acqua, che sono di tutti e che sono scarsi.

L'eccessivo sfruttamento da parte di alcuni è una forma di violenza; il contenimento dei consumi è un segno di solidarietà.

Il  contenimento  dei  consumi non rende più  poveri,  anzi;  esso richiede lo sviluppo di ricerca scientifica e di innovazioni tecniche  nell'irrigazione,  negli  strumenti  domestici,  nei  processi industriali.

Anzi, la diffusione della cultura del contenimento degli sprechi  e dei  consumi  eccessivi di acqua fa aumentare  la  ricchezza,  crea nuova occupazione.

 

La violenza degli inquinamenti

 

Una  terza linea di azione riguarda la comprensione che i  fenomeni di inquinamento sono fonti di distruzione di acqua, di beni scarsi, e arrecano danno, anzi violenza, agli altri.

Gli  inquinamenti  provengono dalle attività di  produzione  delle merci  e  di uso delle merci, quindi dipendono  dalla  quantità  e dalla qualità delle merci che attraversano la tecnosfera.

Ogni processo di produzione e di uso comporta l'immissione nell'ambiente  di  scorie,  più o meno tossiche, i  cui  corpi  riceventi finali sono l'atmosfera oppure le acque.

 

L'inquinamento rappresenta una vera e propria forma di  distruzione dell'acqua;  piccole  quantità di agenti  altamente  tossici  (per esempio i pesticidi) dispersi nel suolo e da qui nelle falde  idriche sotterranee, possono contaminare, e quindi rendere  inutilizzabili come acqua potabile, grandissime riserve di acqua.

Una efficace azione di "difesa" delle acque contro gli inquinamenti presuppone lo sviluppo di ricerca scientifica, di educazione  domestica,  l'aumento della cultura industriale, per identificare  come è  possibile progettare merci meno inquinanti, come  è  possibile usare meglio gli oggetti della nostra vita quotidiana.

Anche qui il ruolo dell'informazione e dell'educazione è primario: si tratta di sollecitare nei cittadini, ma soprattutto nei ragazzi, una migliore comprensione di tutto ciò con cui si viene a  contatto,  che si usa, e di chiedersi, in ogni caso, "che  cosa  succede" della  merce  dopo l'uso, sia essa un detersivo, o  il  cibo,  come ciascuna  merce viene trasformata durante l'"uso", e dove  vanno  a finire  i  residui, o gli escrementi umani e animali, o  le  scorie solide.

 

La violenza viaggia sul suolo

 

Si  è accennato prima che, nel grande ciclo  naturale  dell'acqua, ogni  anno circa 100.000 miliardi di tonnellate cadono sulle  terre emerse; di quest'acqua circa 60.000 miliardi di tonnellate evaporano  e circa 40.000 miliardi di tonnellate all'anno tornano al  mare scorrendo sulla superficie dei continenti.

La vita è divenuta possibile sulla Terra, apparentemente unico fra tutti  i corpi celesti, grazie alle proprietà chimiche  e  fisiche dell'acqua.

L'acqua  è  continuamente  in movimento;  l'acqua  precipita  come pioggia  e neve sulle zone alte di ciascun paese e scorre lungo  le valli verso il mare, da dove riprende poi il ciclo di evaporazioni. L'acqua  del ciascun fiume, in questo suo continuo moto, sposta  le particelle e le sostanze disciolte del suolo da un posto all'altro, verso i fondo valle e verso il mare.

Le  molecole dell'acqua aderiscono alle molecole dei viventi e  dei minerali, penetrano nel suolo e, con l'energia di caduta, le  gocce d'acqua disgregano le rocce superficiali e ne trascinano i  detriti verso il mare. Questo  fenomeno erosivo altera la capacità ricettiva dei fiumi  e dei laghi, lascia alle spalle terre non più fertili e franose. Inoltre  l'acqua trascina e discioglie, nel suo moto,  le  sostanze inquinanti  e le scorie della biosfera e della tecnosfera verso  il mare, grande ricettore finale dell'acqua.

L'erosione  può essere contenuta mediante opportune  scelte  nella localizzazione  delle strade e degli edifici, nella difesa e  ricostruzione  della copertura vegetale, degli alberi e  della  macchia che trattengono le acque nel loro moto sulla superficie del suolo.

È  questo un quarto campo di azione che presuppone l'educazione  a guardare il territorio alla luce del moto delle acque. Le  continue alluvioni  che  distruggono  ogni anno, in tutto  il  mondo,  terre fertili,  strade, edifici, ricchezza e vite umane, sono  la  conseguenza della crescente erosione del suolo dovuta all'ignoranza  dei cittadini e dei governanti.

La strada educativa dovrebbe mettere in evidenza il rapporto diretto  fra erosione e frane e alluvioni, fra cattivo uso del  suolo  e violenza contro le vite e i beni altrui.

 

Il fiume come occasione di solidarietà

 

Nelle innumerevoli guerre che hanno segnato la storia dell'umanità il  fiume ha sempre avuto un ruolo centrale; il fiume è  il  punto più  facilmente  difendibile militarmente, in cui è  più  facile riscuotere  le  dogane, e quindi in moltissimi paesi  il  fiume  è stato,  ed  è rimasto ancora oggi, il confine fra paesi  e  popoli vicini.

Il  fiume è stato spesso spezzato in due o più parti dai  confini politici  e ciascun paese crede di "possedere" un pezzo di fiume  o una  riva  di  un fiume, e di poterne fare quello  che  crede,  dal prelevarne l'acqua, o la sabbia, alla costruzione di sbarramenti e laghi artificiali, eccetera. Ciascun intervento umano su una parte del fiume influenza  l'ecologia  di  tutto il corso a valle e influenza la vita  dei  popoli  a valle.

L'unica  vera "unità" politica e amministrativa per  una  corretta gestione delle acque è il bacino idrografico, cioè il complesso  di valli, fiumi, affluenti e laghi che confluiscono  poi alla fine nel mare.

Se  fosse  possibile  ridisegnare, in termini  di  solidarietà,  i confini  degli  stati sarebbe opportuno far  coincidere  i  confini politici con quelli, ben definiti geograficamente ed  ecologicamente, dei bacini idrografici. A  rigore  non esistono i popoli della Svizzera, della  Germania  o della Francia, ma esiste il popolo del bacino del Reno. Così  come esistono i popoli del bacino del Danubio, del bacino del  Mississipi, del bacino del Fiume Azzurro o del Gange o del Rio delle  Amazzoni.

È questo un sogno utopistico ? Effettivamente neanche in un picolo paese come l'Italia si riesce ad organizzare le azioni  di  difesa del  suolo  e di lotta all'inquinamento, neanche per  un  "piccolo" bacino idrografico come il Po e i suoi affluenti.

 

Gestione delle risorse idriche per bacini idrografici

 

L'esperienza mostra che l'amministrazione delle risorse del  territorio presuppone azioni unitarie e solidali nell'ambito di  ciascun bacino idrografico.

Entro  il bacino idrografico avviene tutto quanto è importante  ai fini  della gestione delle acque; le città, le fabbriche, i  campi traggono acqua dalle riserve idriche  contenute nel bacino idrografico, immettono le proprie scorie nei fiumi e nelle falde sotterranee;  gli stessi inquinamenti atmosferici ricadono per lo più  sul suolo all'interno del bacino idrografico. La risultante di tutto il metabolismo umano e industriale, l'insieme dei prodotti di erosione del  suolo e di agenti inquinanti, sono poi trascinati dalle  acque nei vari fiumi e, attraverso il fiume principale,  nel mare.

Purtroppo non è facile convincere paesi vicini ad azioni di  solidarietà  nell'ambito dei bacini comuni: non si riesce ad  ottenere neanche fra regioni all'interno di uno stesso paese come l'Italia !

La  soluzione dei precedenti problemi richiede una quinta linea  di azione:  la  diffusione della conoscenza, della cultira  e  di  una pedagogia  dei bacini idrografici presenti in un territorio.  Bisognerebbe  aiutare  i  ragazzi a imparare a  "leggere"  sulla  carta geografica prima i fiumi e poi i confini amministrativi.

Bisognerebbe sviluppare un  senso di "appartenenza" non tanto ad un paese,  ma ad un fiume, ad un bacino idrografico, anche sulla  base della  ricostruzione della storia ecologica e politica  del  bacino stesso.

 

Acqua dolce dal mare

 

Per aumentare la disponibilità di acqua si può trasportare  l'acqua  dolce, dai luoghi in cui si trova abbondante, a quelli in  cui è scarsa. La superficie della Terra è già attraversata da canali e condotte che spostano grandi quantità di acqua anche a centinaia di chilometri di distanza.

In  questo  modo, si sottrae acqua ad alcune zone,  e  ai  relativi abitanti, per rifornire altri e anche questa può essere  interpretata come una forma di solidarietà, di cui vanno però attentamente considerati i possibili risvolti ecologici negativi.

Un'altra possibile strada consiste nella dissalazione dell'acqua di mare. Dal  1950 in avanti si cono avuti continui progressi  nei  processi capaci di trasformare l'acqua di mare in acqua dolce. I più diffusi sono i processi di distillazione, che usano calore, anche calore di  rifiuto di altre attività industriali; e i sistemi  ad  osmosi inversa, che usano principalmente elettricità.

Attualmente  nel mondo vengono prodotti ogni anno circa 9 miliardi di tonnellate di acqua, una quantità maggiore di quella che viene usata nella sola Italia per usi igienici, potabili e urbani.

I  processi  di  dissalazione richiedono un consumo di energia (termica o elettrica)  e forniscono  acqua ad un costo elevato. Meno però  di  quanto  si pensi;  il costo dell'acqua dissalata nei paesi  mediterranei,  per esempio, è, nel 2000, di circa 2.000 lire (un euro, circa un dollaro USA alla tonnellata, una cifra che è già uguale al prezzo pagato dalle famiglie in Italia per l'acqua distribuita dagli acquedotti.

La  dissalazione  ha  il vantaggio, rispetto alle  altre  fonti  di approvvigionamento  idrico, che fornisce "nuova" acqua dolce,  fabbricata  dal mare, senza intaccare le riserve di acqua  dolce  esistenti. È  ragionevole  pensare che si possano  fare  ulteriori  progressi nelle  tecniche di dissalazione e che il loro uso sia destinato  ad estendersi.

 

Bisogno di visione

 

Le  precedenti  sommarie indicazioni suggeriscono che,  allo  stato attuale  delle conoscenze, la scarsità di acqua può essere  sconfitta attraverso azioni combinate di pianificazione dell'uso  delle risorse naturali, che vanno dall'uso razionale delle foreste,  alla regolazione del corso dei fiumi, alla lotta all'inquinamento.

Il  successo dipende dalla crescita di una  cultura capace  di  affrontare il problema dell'acqua anche attraverso lo sviluppo di una nuova  contabilità  che  sia economica ed  ecologica  insieme,  ma soprattutto, attraverso una "visione"   complessiva e unitaria  dei problemi, come dimostra quanto fu fatto negli Stati Uniti all'epoca del New Deal di Roosevelt, negli anni trenta.

Si  vide  allora  - e la lezione vale ancora oggi -  che  le  opere lungimiranti  di  regolazione  del corso dei  fiumi  consentono  di combattere  l'erosione  del suolo, di aumentare  la  produzione  di elettricità,  di migliorare le produzioni agricole, di offrire  le infrastrutture  per nuove città e imprese produttive,  soprattutto di far crescere le occasioni di lavoro.

Un lavoro motivato dalla sensazione che si sta rendendo un servizio alla collettività, che si sta compiendo un'impresa di solidarietà e di pace.

Purtroppo le forze culturali e scientifiche, coloro che sono  stati e  sono impegnati nell'educazione, nei vari paesi del  mondo,  sono state  spesso povere di visione del futuro e, rincorrendo i  microproblemi di oggi, hanno perso di vista i grandi orizzonti. Per  cui la crisi del Nord del mondo ha aggravato la povertà e le difficoltà del Sud del mondo; intorno all'acqua sono esplose le contraddizioni  fra le malattie del Nord del mondo, dovute  all'egoismo  dei paesi  ricchi, e le malattie del Sud del mondo, dovute alla  ribellione dei poveri, di fronte ad uno sfacciato egoismo. All’uscita dal Novecento proprio partendo da questa “cosa” essenziale, l’acqua, si vede che il coraggio e la solidarietà possono essere l'unica efficace cura per le malattie di tutti e due.