Altronovecento

Ambiente Tecnica Società. Rivista online promossa dalla Fondazione Luigi Micheletti

Numero
1
November 1999
Numero monografico
Sommario
Editoriale
Saggi
I Bresciani. Imprenditoria, professionalità, tecnologia nel caso della siderurgia bresciana (1945-1996), di Giorgio Pedrocco
“Sviluppo sostenibile”. Riflessioni attorno ad una teoria controversa, di Marino Ruzzenenti
Tecnica e natura: la super ideologia del progresso, di Pier Paolo Poggio
L'ambiente come nuova prospettiva storiografica, di Andrea Saba
Eventi
Tre fonti informative e documentarie sui temi ambientali, di S.A.
2 dicembre 1942, di Giorgio Nebbia
Il fallimento di Seattle, di Giorgio Nebbia
Persone
Henry Bessemer (1813-1898), di Giorgio Nebbia
Marie Curie (1867-1934), di Giorgio Nebbia
Bertrand de Jouvenel (1903-1987), di Giorgio Nebbia
Carlo Doglio (1915-1995), di Giorgio Nebbia
Ercole Ferrario (1920-1990), di Loredana Lucarini
Wassily Leontief (1906-1999), di Giorgio Nebbia
Raffaello Misiti (1925-1986), di Silvana Misiti e Roberto Musacchio
Aurelio Peccei (1908-1984), di Anna Pignocchi
Henry David Thoreau (1817-1862), di Andrea Saba
Cose
Armi chimiche, di Giorgio Nebbia
Letture
Soldering, di Giancarlo Zinoni
Fra Valle e Pianura. Storia di terre e di acque lungo il fiume Chiese, di Marcello Zane
Gea e Clio: quattro libri per non dimenticare, di Edgar Meyer
Documenti
Un appello per andare oltre una semplice rubrica, di La redazione
Centro di storia dell’ambiente, di La redazione
Il pensiero ecologico nella cultura italiana, di Laura Conti
Un interessante archivio per la storia del movimento ambientalista: l’archivio Renzo Videsott (1944-1973), di Edgar Meyer
Raffaello Misiti (1925-1986)
di  Silvana Misiti e Roberto Musacchio

Raffaello Misiti, Lello come lo chiamavano tutti quelli (ed erano tanti) che avevano con lui una frequentazione che diventava per forza di cose viva ed intensa, fu una di quelle figure straordinarie capaci di legare ricerca scientifica e pratica politica, densità umana e professionalità. Era nato il 24/8/1925 a Reggio Calabria e di quella terra e del Sud in genere mantenne per tutta la vita lo spirito e i sapori ( poteva nel mezzo di un confronto aspro sulla centrale a carbone di Gioia Tauro, soffermarsi a parlare del profumo di Bergamotto convincendo così i suoi interlocutori che la centrale non era il bene della Calabria).

Studente liceale al Tasso di Roma, si laurea in medicina e chirurgia nel ’49 all’Università La Sapienza, sempre di Roma.

L’intreccio tra ricerca, direzione scientifica, politica è talmente stretto in lui da rendere difficile una separazione tra i vari campi che lo videro protagonista. Appartiene cioè a quel gruppo di personalità straordinarie capaci di incidere in termini riformatori in ogni ambito delle loro attività e di tener sempre aperta la comunicazione tra società, scienza e politica e sempre in termini innovativi. Si può pensare, come lui, a Maccacaro e Basaglia.

Dopo esperienze di assistentato e di insegnamento universitario, nel settembre 1951 è nominato ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Psicologia del CNR. Il CNR fu per lui luogo privilegiato e la sua passione grande fu per la ricerca intesa come esperienza diretta ma anche come direzione e organizzazione delle istituzioni preposte. Questo ambito fu prevalente rispetto a quello universitario e lo fu per scelta. Infatti aveva ottenuto la libera docenza in psicologia generale nel 1962 e vinto il concorso in psicologia del lavoro nel 1975 e l’incarico di insegnamento di Psicologia presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Roma tenuto ininterrottamente dal 61-62 fino alla scomparsa.

Nel marzo del ’69 fu nominato Direttore dell’Istituto di Psicologia del CNR succedendo a Luigi Meschieri. Lo trasforma rapidamente in uno dei luoghi principali di ricerca in Psicologia in Italia aprendolo sistematicamente verso altre discipline che studiano la mente e la società (biologia, sociologia, linguistica, intelligenza artificiale).

In secondo luogo dà impulso particolare allo sviluppo della psicologia cognitiva.

Infine, nella società degli anni ’60 e ’70, coglie le spinte che animano una società che vuole cambiare. In questo modo entrano nell’attività di ricerca e di promozione culturale dell’Istituto temi come l’handicap, le condizioni del lavoro (anche con l’arrivo delle tecnologie informatiche), la malattia psichiatrica e il disagio psichico (in chiave di risposta sociale), i processi educativi, i servizi per l’infanzia, l’ambiente.

Ma questi temi non furono solo di ricerca professionale. Furono agiti nella sua militanza politica nel PCI e in rapporto al sindacato.

Col sindacato collaborò spesso sui temi della salute ambientale e psicologia del lavoro.

Partecipa a incontri organizzati dal sindacato sin dall’inizio degli anni ’60 e intenso è il rapporto con la Cgil e la Fiom. Dalla prevenzione degli infortuni, alle questioni degli ambienti di lavoro, all’interazione uomo-macchina, i suoi contributi all’elaborazione del movimento operaio sono continui e importanti.

Così come il suo rapporto con il movimento di riforma psichiatrica testimoniato da una relazione intensa con Franco e Franca Basaglia. E come il rapporto con Maccacaro della sua idea di carattere sociale della medicina.

Il rapporto con il PCI (di cui fu dirigente e membro del comitato centrale e responsabile nazionale della sezione ambiente dal 1983) fu arricchito e caratterizzato da questo suo tratto insieme personale e interrelato con i movimenti di riforma di quel ventennio straordinario della storia italiana.

La sua direzione della sezione ambiente coincide con la fase più intensa e ricca del dibattito ambientalista interno alla questione nucleare che attraversa significativamente il partito e la Cgil. Era il tema di una diversa visione della scienza, ma anche della società e dello sviluppo.

Intorno alla sezione ambiente prende corpo e forza la posizione antinucleare che arriverà a segnare il dibattito del XVII congresso.

Ma non è solo quello. È l’ingresso in termini politici, in un partito segnato da una impronta “idealistica”, della valenza politica delle questioni di conoscenza della materialità delle cose.

È il rinvigorirsi di una opzione di sinistra per un diverso sviluppo. Intorno a temi come l’eutrofizzazione dell’Adriatico, il dissesto idrogeologico, le competenze tecnico scientifiche, le fabbriche inquinanti, ecc. si concretizza una proposta di diversa modernizzazione. Nei documenti della sezione ambiente; nel seminario su: “ambiente, una dimensione della politica”, nei suoi articoli e scritti tutto ciò è evidente.

Così come nella relazione con i protagonisti dell’ambientalismo italiano da Laura Conti a Giorgio Nebbia.

Una relazione e una indagine che il PCI aveva cominciato da tempo attraverso le esperienze legate all’urbanistica, alla medicina del lavoro e più specificamente col convegno dell’Istituto Gramsci su: “Uomo, natura e società” (novembre 1971) ma che con Misiti, come con Giovanni Berlinguer, conoscono un salto qualitativo e una proiezione politica.

Nelle note di una biografia non c’è solo il profilo di una vita. La sua ricchezza può vivere solo nel ricordo di tanti giorni ciascuno con la propria cosa utile e viva (a costo delle tante che si fanno per permettersela, diceva Lello). Ad esempio l’esperienza del parto indolore fatto “per esperimento” da lui per la prima volta in Italia per dimostrare insieme alla straordinaria partoriente che si può partorire senza soffrire. Di tante altre “cose” che riempiono il suo tempo citiamo solo i titoli di alcune. La ricerca sulla musica tradizionale con Ernesto De Martino. I rapporti con il Mali e la Somalia per la realizzazione di interventi sulle malattie psichiatriche recuperando le competenze “locali” tradizionali. La collaborazione con la commissione ecologica del Ministero di Grazia e Giustizia. Raffaello Misiti venne a mancare il 12 settembre 1986 mentre teneva un dibattito a Isernia alla festa dell’Unità.

Le sue cose i suoi scritti sono disponibili presso o tramite gli estensori di queste note.

Alcuni cenni bibliografici:

-         numerose pubblicazioni in riviste scientifiche;

-         articoli vari su L’Unità, IL Manifesto, Critica Marxista (di cui fu membro del comitato direttivo).


Allegato:
4309_2011.2.11_Arc.Altronovecento.01.15.pdf