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di
Giorgio Nebbia
I primi mesi del 2011 sono stati segnati da straordinari eventi politici: dalle incredibili vicende della politica italiana alle rivolte che hanno interessato milioni di abitanti del “mondo islamico” - estesesi dalle coste del Mediterraneo a quelle dell’Oceano Indiano, nella contestazione di governi autoritari e dittatoriali - dal flusso di migranti dall’Africa verso l’Italia al resto dell’Europa, alla preparazione dei referendum del giugno 2011 chiesti per revocare le leggi che consentono la cessione a imprese private della maggioranza delle azioni delle aziende acquedottistiche, le leggi che prevedono la costruzione di nuove centrali nucleari, la legge che consente ai governanti, in nome di un preteso “legittimo impedimento”, di sfuggire ai processi in cui sono coinvolti. Ci limiteremo qui a considerare i tentativi di resurrezione in Italia del nucleare che sembrava sepolto dopo la catastrofe di Chernobyl del 1986 e il referendum del 1987. A dire la verità da allora la voglia di nucleare in Italia non è mai cessata e si è manifestata vigorosa quando, il 22 maggio 2008, il ministro dell’industria del IV governo Berlusconi, appena insediato, ha annunciato davanti ad un congresso della Confindustria, la decisione di costruire alcune centrali nucleari. Il 24 febbraio 2009 il presidente del consiglio italiano, nel corso di una riunione col presidente francese Sarkozy, ha firmato un protocollo di intesa per la costruzione di centrali nucleari del tipo EPR di fabbricazione dell...
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